Cmb, la coop costruttori per eccellenza

Il correggese Roberto Davoli ne è ai comandi

C’è un correggese doc ai vertici della CMB di Carpi, tra le prime imprese generali di costruzione in Italia, leader nella progettazione e costruzione di grandi ospedali e infrastrutture, che ha contribuito a delineare il nuovo skyline di Milano con due delle tre torri Citylife e non solo: Roberto Davoli è Vice Presidente, Consigliere Delegato e Direttore della Divisione Centrale.

Classe 1962, dopo la maturità classica al Liceo Rinaldo Corso si laurea in Ingegneria Civile e qualche mese dopo approda in cooperativa: ne diventerà uno dei protagonisti in trentatré anni di carriera, di cui gli ultimi ventotto in Consiglio di Amministrazione.

 

Ing. Davoli, com’è iniziata la sua carriera in CMB?
«Direi per caso! All’epoca feci colloqui in Coopsette, Unieco e CMB, che semplicemente è stata la più veloce! Ho iniziato nel 1987 come Assistente Tecnico di Cantiere e nel giro di tre mesi sono diventato Direttore di Cantiere e Capo Commessa. I primi lavori di cui mi sono occupato erano infrastrutture nel modenese, poi sono arrivati l’immobiliare e gli ospedali: ho avuto l’opportunità di maturare competenze diffuse in ogni campo».

 

Per i giovani cos’è cambiato rispetto ad allora?
«La differenza sta tutta nel cambio di passo della cooperativa in questi trent’anni: da impresa legata prevalentemente ai lavori del territorio è arrivata in vetta alle classifiche nazionali. Chi entra oggi è alle prese con commesse più complesse, più importanti e, spesso, lontane da casa: il primo lavoro che ho diretto è stata la costruzione di alcuni cavalcaferrovia nel modenese; oggi ci sono neolaureati che si occupano, sebbene con ruoli di staff, della ristrutturazione del Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra! In CMB si parla di ricambio generazionale e di formazione rivolta ai neoassunti per trasferire il modello culturale, i principi e i valori della cooperativa: i nostri giovani sono proiettati su grandi cantieri di prestigio diffusi in tutto il territorio nazionale e da poco anche in due paesi europei. Praticamente sono aziende con una loro autonomia: per questo dobbiamo trovare gli strumenti di relazione e i momenti di scambio per costruire la coesione tra i futuri nuovi soci e CMB».

Di cosa si occupa oggi?
«Sono Direttore della Divisione Centrale, la Business Unit che si occupa dei lavori nelle regioni del nord-est fino alla Toscana, delle grandi infrastrutture su tutto il territorio nazionale e, da un paio d’anni, dell’estero. È qui che abbiamo iniziato a progettare e costruire i grandi ospedali, da Baggiovara a Ferrara, da Fidenza a Thiene-Schio, da Verona a Pordenone, che hanno reso negli anni CMB leader nel settore fino all’arrivo in Danimarca».

 

Quali sono state le occasioni di maggiore orgoglio nella sua carriera?
«Il culmine è stata l’esperienza del Macrolotto della Salerno – Reggio Calabria: oltre 20 km di autostrada nel Parco del Pollino consegnati in 30 mesi, con un anno di anticipo sui tempi contrattuali. L’inaugurazione di buona parte dei lavori, alla presenza dell’allora Premier Renzi, è stata una vera apoteosi! In tempi più recenti l’inaugurazione della Tramvia di Firenze, con il taglio del nastro da parte del Presidente della Repubblica Mattarella che ha fatto il giro inaugurale: che orgoglio!».

 

Dopo la crisi economica, CMB è rimasta l’unica grande realtà del nostro territorio a tenere alta la bandiera delle cooperative di produzione e lavoro: qual è stato il segreto?
«Sicuramente ha giocato a favore una grande attenzione agli aspetti finanziari. Negli Anni Novanta e Duemila, quando l’immobiliare aveva un’ottima redditività, CMB ha deciso di limitare comunque gli investimenti: è stata una scelta sofferta perché gran parte degli utili venivano proprio dal comparto immobiliare. La parola d’ordine era prudenza, che ha portato a un indebitamento con le banche equilibrato. La minore componente di immobiliare ha obbligato a confrontarsi molto di più col mercato conto terzi, a mantenere e migliorare le competenze e il saper fare, a diventare più efficienti nella produzione del comparto costruzioni. Un’altra scelta vincente è stata la diversificazione nelle iniziative dei project financing ospedalieri: non solo progettazione e costruzione degli ospedali, ma anche manutenzione degli stessi e gestione dei servizi al loro interno».

 

L’acquisizione di due ospedali in Danimarca e della ristrutturazione del Palazzo dell’ONU a Ginevra sono motivo di orgoglioso stupore sul nostro territorio.

«La decisione di andare all’estero si è basata sulla scelta di un estero “domestico”, in Paesi di tranquillità politica e stabilità democratica. Con la costruzione dell’Ospedale Universitario di Køge e soprattutto dell’Ospedale Universitario di Odense, abbiamo esportato in Danimarca know-how, competenze e le nostre professionalità migliori: l’esperienza maturata nel campo degli ospedali è stato il requisito più importante che ci ha fatto aggiudicare i lavori. Una soddisfazione incredibile!

Essere scelti per ristrutturare il palazzo dell’ONU a Ginevra è stata un’impresa di portata epocale: si tratta di uno dei contratti più importanti siglati dall’ONU, in particolare con un’impresa italiana. Ricorderò per tutta la vita il giorno della firma del contratto e della cerimonia ufficiale, alla presenza del Direttore Generale dell’ONU a Ginevra: essere in quell’edificio storico a rappresentare la nostra cooperativa che si era aggiudicata un lavoro così prestigioso, è stata un’esperienza unica».

 

Veniamo all’emergenza Coronavirus: qual è la situazione del settore edilizio?
«Il settore edilizio è fermo, e il problema è anche logistico: abbiamo commesse su tutto il territorio nazionale e risorse di manodopera che provengono da ogni regione; già all’inizio di marzo ci trovammo in difficoltà con la chiusura di ristoranti e alberghi, perché il nostro personale non sapeva dove alloggiare. Gli unici cantieri che non si sono mai fermati sono stati gli ospedali in Danimarca: continuare a lavorare in questa situazione sta richiedendo uno sforzo enorme ai nostri soci all’estero, che non vedono da mesi le loro famiglie e che non lo potranno fare per parecchio tempo; è grazie al loro sacrificio che si sta andando avanti».

 

Come si ripartirà?
«Si sta analizzando ogni cantiere, per verificare che fornitori e subappaltatori siano in grado di ripristinare il personale, dando priorità alle commesse più importanti per ripartire con gradualità e sicurezza, ma non si potrà più lavorare come prima per diversi mesi. Le committenze dovranno capire che aumenteranno i costi di produzione e che non potranno ricadere solo sull’impresa. Saranno costi legati alla sicurezza e soprattutto alle rese produttive: in cantiere potrà esserci meno personale e i tempi inevitabilmente si allungheranno. Le committenze pubbliche saranno le più ricettive in questo senso, le Regioni si stanno prodigando per prevedere modalità di accelerazione dei pagamenti per dare ossigeno alle imprese: la regione Emilia Romagna, ad esempio, ha emesso delibere per sollecitare il pagamento dei lavori legati alla ricostruzione post-sisma.

Per ripartire le parole d’ordine saranno imprescindibilmente sicurezza, responsabilità e impegno di tutte le parti».

 

 

QUALCHE NUMERO DI CMB
Fondazione: 1908
Fatturato 2019: oltre 610 milioni di Euro
Tre sedi: Carpi, Milano e Roma
Dipendenti: diretti 575
Ospedale di Odense: 600 milioni di Euro
Palazzo dell’ONU di Ginevra: 250 milioni di Euro

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