Ci ha lasciato Gianni Giannoccolo

Ricerca storica e politica, le sue passioni

Lungo i portici di corso Mazzini con cappello e cappotto d’inverno, in pantaloni leggeri e camicia d’estate. Gli occhi, dietro le lenti da vista, sembravano sempre alla ricerca del perché delle cose. Gianni Giannoccolo è stato uno dei protagonisti della storia recente, che ha vissuto dalla parte degli ultimi, rivestendo, però, un ruolo di primo piano.

Originario del Salento è divenuto reggiano per amore. La sua Tina, l’aveva conosciuta frequentando la scuola di politica del Partito Comunista reggiano nel secondo dopoguerra. Nella sua biografia del 2008 “L’elogio della coerenza”, scriveva: “L’incontro più significativo l’ebbi, però, a Correggio, con Tina Casarini, che lavorava presso lo stabilimento farmaceutico ‘Recordati’. […] Alla mia partenza da Correggio, con Tina ci lasciammo con l’impegno di scriverci. […] Nei mesi successivi la corrispondenza scorreva serrata ed intensa […]. E ciò per il semplice motivo che me ne ero innamorato”.

Gianni Giannoccolo e Tina Casarini si sposarono nel 1947, al termine del secondo conflitto mondiale, durante il quale Gianni fu partigiano volontario nell’ex Jugoslavia. Un’esperienza talmente profonda da segnare il resto della sua vita. Un anno dopo nacque la primogenita, Laura.

Dopo il matrimonio tornò a Martano, in provincia di Lecce, dove era nato. Diresse, in qualità di segretario della Federbraccianti del Salento, le lotte dei braccianti agricoli per l’affrancamento dal latifondo. Fu sindaco nel comune di Veglie dal 1956 al 1961. «Mio padre – racconta Renzo, secondogenito della coppia, che nacque in quegli anni – si candidò alla carica di sindaco sia a Veglie, sia ad Otranto. Vinse in entrambi i comuni ma, non avendo sottoscritto alcuna opzione, fu eletto sindaco di Veglie dove aveva ottenuto il maggior numero di preferenze. L’Arcivescovo di Otranto e Primate del Salento, monsignor Calabria, durante la campagna elettorale sfilò per le vie del paese con una enorme croce, seguito da seminaristi, monaci e suore al grido “Cacciate il nemico di Cristo”. Dopodiché, venuto a conoscenza del risultato elettorale, si rifugiò a Maglie, a casa di un banchiere latifondista, convinto che i comunisti avrebbero dato l’assalto all’Arcivescovado. Così, ad Otranto si ritrovarono con un altro sindaco e senza vescovo in un colpo solo».

Tornato a Correggio all’inizio degli anni ’60, ricoprì varie cariche pubbliche e politiche. Quando fu assessore provinciale ai lavori pubblici si fece promotore della realizzazione del collegamento stradale tra Carpi e Guastalla.

 

Raggiunta l’età della pensione si dedicò all’attività di ricerca che ha condotto per tutta la vita, collezionando documenti, cartoline, lettere degli internati nei campi di lavoro in Germania, che sono diventati il materiale dei suoi studi su nazismo, fascismo e Resistenza, pubblicati nei volumi: “L’occupazione nazista in Italia. 1943-1945”, “Resistenza: guerra civile o guerra giusta?”, “Gli eroi dimenticati”.

La passione politica non lo abbandonò mai. Non perdeva occasione per manifestare il suo pensiero, scrivendo agli esponenti politici locali e nazionali, dapprima per iscritto, poi, scoperta l’efficacia dei social a quasi novant’anni, via Facebook: da Bersani a Renzi e, per finire, a Salvini. «A quest’ultimo – conclude Renzo – ha dedicato il post del giugno scorso nel quale citava il proverbio: “Chi troppo in alto sale, cade sovente. Precipitevolissimevolmente”. Anche questo era Gianni Giannoccolo».

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