Che sport ci lascia la pandemia?

Ciclisti, podisti, calciatori dite: giù la mascherina

“Sembra” di poter affermare quasi con certezza che ci stiamo avvicinando ad una seppur graduale ripresa delle nostre “vecchie” attività, siano esse sportive, culturali, di intrattenimento, di turismo. Presto la tanto agognata “libertà” verrà sancita: sicuramente con regole stringenti e l’obbligo di usare misure precauzionali, ma potremo di nuovo uscire fuori dalle mura domestiche. Come riprenderemo a frequentarci noi comuni mortali? Come saranno le giornate nei negozi, al bar, nelle librerie? E di sera un cinema, un teatro, il jogging, cosa potremo fare davvero? Ma soprattutto, noi richiamati a uscire dalla quarantena saremo pronti?

Visto che normalmente mi occupo di sport ho riflettuto su come potremo vivere l’attività fisica dopo questa pandemia che ha sconvolto le nostre abitudini, radicate da anni.

Che si pratichi uno sport di squadra, che si frequenti una palestra o che si assista da spettatore ad una manifestazione, ci si è sempre dovuti districare nella folla; e già il nome stesso “folla” dà un senso di assembramento, di contatto. Cose che una volta ci sembravano normalissime, senza importanza, ma che ora assumono una nuova dimensione di angoscia e pericolo.

Prendiamo per esempio la corsa a piedi: le maratone, maratonine, camminate, campestri e chi più ne ha più ne metta, alle quali sono sempre numerosissimi i partecipanti ed altrettanti gli accompagnatori. Staremo tutti distanti un metro o più? Le mascherine forse possono indossarle gli accompagnatori, ma chi compete? Avete mai provato a correre con un “bavaglio” che altera la regolare respirazione? Lo stesso discorso si può fare per l’attività ciclistica: raduni, gran fondo, uscite di gruppo ed escursioni in comitiva diventerebbero davvero inaffrontabili se fossimo obbligati ad utilizzare presidi sanitari di ogni genere.

Per non parlare del calcio, dove il contatto è parte integrante dell’agonismo. Allenamenti, partite, torelli, sudore e sputi sono una costante: a proposito, non penso esista uno sport dove si sputi più del calcio; guardando in Tv le partite di svariati campionati inquadrano spesso quelli che stanno sputando, mah, che faccia audience? Sarà forse il timore del COVID a porre fine a questo brutto gesto? Scusate la divagazione poco elegante, ma oggettiva.

Gli spettatori di tutti gli sport sono accomunati da una sola cosa, il contatto spalla a spalla: per vedere meglio, per essere più partecipi, per tifare il nostro beniamino, per assistere all’avvenimento come ne fossimo protagonisti. Come sarà possibile fare rispettare le distanze di sicurezza? Non ci riesce nemmeno l’arbitro con i componenti della barriera, figuriamoci irreggimentare curve stipate di esagitati. Credo di aver reso l’idea!

A questo punto potrei dire “intavoliamo un dibattito“: se voi foste nel legislatore, in chi deve emanare regole e normative, cosa fareste per salvaguardare la salute di atleti, dirigenti e spettatori senza avvilire e mortificare la passione e dei medesimi? Io voglio chiederlo a tre addetti ai lavori, amici di vecchia data: un ciclista, protagonista di innumerevoli raduni, svariate gran fondo e miriadi uscite di gruppo; un podista di lungo corso, recentemente premiato per il numero di maratone finite in giro per il mondo in anni di passione amatoriale; un calciatore, poi allenatore che ha calcato (e calca tuttora) i rettangoli di gioco della nostra regione per svariati anni. Leggete cosa ci hanno detto.

Roberto Bizzoccoli è il ciclista, nonché presidente della Ciclistica Correggio, ed inquadra presente e futuro così: «nel ciclismo tutto fermo fino a giugno per il momento, annullate gran fondo e rinviate scaramanticamente altre manifestazioni a dopo giugno. Se verranno consentite le uscite singole sarebbe già qualcosa, se però rimarrà l’obbligo della mascherina tutto si complica, specie per chi vuole fare allenamento tecnico. Anche organizzare iniziative sociali rimarrà proibitivo fino a quando non si allenteranno gli obblighi di distanza tra le persone. Nel 2020 ricorrono i 50 anni dalla fondazione della nostra società: grandi iniziative erano in programma per gratificare soci e sponsor; divise nuove, uscite di massa e così via, ma tutto ciò non ci sarà, almeno per il momento. Maledetto Coronavirus… Scusate lo sfogo ma capiteci, aspettiamo con trepidazione i prossimi decreti del governo».

Il podista è Guido Menozzi, già ospitato sulle nostre pagine e quindi conosciuto dai lettori, e la vede così: «penso che i nostri stili di vita cambieranno radicalmente in ogni ambito, privato, lavorativo, o sportivo che sia. Per quanto riguarda le gare podistiche, di paese o internazionali, fino ad autunno inoltrato non se ne parla; quando si proverà a ripartire credo che ci saranno molti meno partecipanti e gli organizzatori dovranno rivedere le loro strutture prevedendo ristori individuali, non certamente come prima con gran ressa di gente accaldata e relativo interscambio di “umori corporali” a livelli stellari. Tutto ciò comporterà un aumento dei costi e forse un calo dei contributi di sponsor, vista l’annunciata crisi economica. Concludendo, penso si correrà molto più a livello individuale. Io, per scaramanzia, mi sono iscritto alle maratone di Londra e New York, previste ad Ottobre e Novembre: se son rose…».

Alberto Ghizzoni è il calciatore, ora allenatore vicino a casa in quel di San Prospero. «Come sempre, la differenza la faranno le diverse disponibilità economiche: per i professionisti si tratterà di avere controlli sanitari serrati e garantiti agli atleti e ai dirigenti, studiando allenamenti differenziati meno numerosi in zone distanti tra loro (vedi Bayern di Monaco) e svolgendo le partite a porte chiuse. Per il mondo dilettantistico la vedo più tragica: pochi fondi, spazi ridotti, campetti con strutture ai limiti della decenza, indagini mediche da effettuare in lontani centri sanitari, e al primo caso di positività si griderebbe all’untore e ci si dovrebbe fermare di nuovo. Vedo solo nel vaccino per tutti la soluzione a lungo termine, per far sì che il Covid-19 diventi una malattia virale come tante altre, curabile e non letale. Di certo dovremo imparare a conviverci, ma questa è l’unica possibilità di ritornare a livelli normali».

Così profetizzano i nostri esperti, ma nell’immediato nessuno ha la sfera di cristallo. Grazie a tutti per la disponibilità, il quadro che ne emerge non è dei più consolanti ma tra le righe la luce della speranza fa sempre capolino. In bocca al lupo a tutti.

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