Che il nostro Cinepiù non sia da meno!

Arredi ormai pietosi: che fare? A chi tocca?

Chi legge Primo Piano sa bene che questo mensile ha una naturale propensione a raccontare le storie più virtuose del nostro territorio. Qualche critico potrebbe definirci “buonisti”, un termine spesso usato in tono denigratorio, ma che per noi rappresenta una medaglia al valore. Tendiamo a lasciare agli altri le polemiche, anche perché i luoghi per farle di certo non mancano.

Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto diverse segnalazioni riguardo alla difficile situazione del Cine+. Dopo averne discusso in redazione abbiamo deciso di parlarne, cercando di farlo nel modo più chiaro e pragmatico possibile. Viviamo in un tempo di ipersemplificazione della realtà, ma le situazioni complesse richiedono risposte complesse. Questo è l’unico modo che riteniamo valido per dare risposte agli interrogativi dei cittadini.

 

Cambiate quelle poltrone!”. È quasi un’invocazione quella che corre di bocca in bocca all’uscita del Cine+ dopo ogni proiezione. Il multisala correggese, unico cinema del nostro Comune, vive un periodo travagliato. Non tanto per la mancanza di spettatori (l’affluenza è quasi tornata ai livelli precedenti alla pandemia), ma per il danno d’immagine causato dalle condizioni pietose delle sedute: strappi, buchi, macchie.

Interpelliamo quindi Andrea Malucelli, gestore del multisala. Il suo racconto, schietto e deciso, colpisce molto. «Siamo arrivati a questa situazione prima di tutto perché noi siamo in affitto e tutto ciò che è dentro al cinema è della proprietà, che prima era Unieco e ad oggi è in mano al commissario liquidatore. Nel corso degli anni, abbiamo provato a parlare con loro per trovare una soluzione, proponendo anche di intervenire direttamente coi nostri fondi, da scalare progressivamente alle rate dell’affitto. Prima di tutto dovevamo chiedere il permesso: non possiamo togliere una poltrona, perché non è nostra. Non abbiamo mai ricevuto risposta. Anche durante la pandemia, quando ovunque si ridiscutevano le tariffe di locazione, abbiamo chiesto: “ci potete venire incontro?”. Abbiamo ricevuto un secco no. Questa è stata l’unica risposta che abbiamo avuto negli ultimi quattro anni».

«Stiamo cercando di trovare la soluzione migliore, attraverso bandi e aiuti di Stato, per investire direttamente. Dobbiamo farlo però nella legalità più totale, cosa che non è così semplice, purtroppo. Ripeto, certe cose noi non possiamo farle. Capisco la situazione di Unieco, però noi abbiamo sempre pagato gli affitti regolarmente. La faccia però ce la mettiamo noi e questo è umiliante. Non ci perdiamo d’animo e riproveremo nei prossimi mesi. Abbiamo già vagliato vari progetti per la situazione delle poltrone, che è quella più critica. Fino ad oggi abbiamo tentato dei tamponamenti giornalieri, che però ovviamente vanno sempre peggio. Abbiamo valutato sia di sostituirle che di ritappezzarle: ci sono già i fornitori, bisogna solo trovare una soluzione al nodo della proprietà. Speriamo di trovarla nei prossimi mesi. Il problema non è di natura economica: ci sono tanti bandi a disposizione, a cui ho già fatto affidamento anche per altre sale che gestisco, ma per parteciparvi è comunque necessario il nulla osta da parte della proprietà».

Una testimonianza che lascia basiti, non solo per il contesto specifico, ma anche per il quadro generale: come spesso accade in Italia, c’è uno scarsissimo rispetto per chi, fra tante difficoltà, cerca di fare impresa. Il colloquio con Malucelli si chiude con la domanda che non avremmo mai voluto fare, resa purtroppo obbligatoria dalle condizioni. Avete mai pensato di interrompere il servizio? «No, non è mai stata nostra intenzione. Siamo ottimisti. Speravamo di trovare una soluzione già un anno fa, ma contiamo di trovarla in breve tempo. È il nostro mestiere. Il problema principale sarà riparare al danno d’immagine che abbiamo subito. Investiremo in marketing per riproporci con una nuova veste. Speriamo di farlo il più presto possibile».

Non sono soltanto gli appassionati locali di cinema a soffrire di questa situazione: anche i sette dipendenti, continuamente a contatto con il pubblico, la vivono con imbarazzo e dispiacere. Marcello Baboni lavora al CINE+ dal 2005, anno dell’apertura. Ha iniziato come proiezionista, poi è diventato il responsabile del personale e della sicurezza. È il “preposto”, il punto di riferimento del gestore. Baboni si sfoga. «Non ne possiamo davvero più: ogni giorno siamo oggetto di critiche e anche di insulti da parte di persone, che non conoscono bene i termini della vicenda. Il commissario liquidatore ha ignorato diversi preventivi che Malucelli gli aveva proposto per rinnovare le poltrone, impegnandosi anche a coprire l’intera spesa, cosa che non sarebbe di sua competenza. Noi, e parlo a nome di tutti i dipendenti, vorremmo che la situazione si sbloccasse al più presto, per vedere riconosciuto il lavoro che facciamo ogni giorno: il nostro cinema può vantare un’ottima tecnologia, sia per la visione che per il suono. È davvero doloroso che queste qualità vengano penalizzate dall’impossibilità di agire sul piano della manutenzione».

Chiudiamo il cerchio con l’intervento dell’assessore alla cultura, Gabriele Tesauri. «Il multisala Cine+ rappresenta un pilastro irrinunciabile per la nostra città. Oltre ad essere uno spazio per la fruizione cinematografica, è un luogo di incontro e di scambio culturale che favorisce la coesione sociale. La nostra Amministrazione si impegna a sostenere il gestore nell’avviare programmi di miglioramento strutturale e tecnologico. Dato che il gestore è privato, al momento non riusciamo a investire direttamente risorse comunali, ma possiamo fornire supporto attraverso la diffusione di informazioni su bandi regionali e nazionali pertinenti al settore. Inoltre, sollecitiamo il coinvolgimento attivo delle imprese locali attraverso forme di sponsorizzazione mirate, al fine di recuperare risorse fondamentali per il mantenimento e lo sviluppo del multisala.
Sostenere questo prezioso patrimonio culturale rappresenta un investimento nel futuro della nostra città e delle generazioni future. Continueremo a promuovere sinergie locali per garantire la vitalità della nostra comunità, anche attraverso il cinema».

La Vicenda Unieco

  1. La Multisala Cine+ inizia l’attività. I locali, così come gli arredi e le attrezzature per le proiezioni, sono di proprietà della cooperativa di costruzioni Unieco. La licenza per la gestione di Cine+ è di Sogeci, società che fa capo alla famiglia Malucelli che, in precedenza, ha gestito altri due cinema a Correggio: il Politeama e il Cristallo. La Sogeci paga un affitto ad Unieco.
  2. Travolta dalla crisi edilizia, Unieco entra in concordato preventivo.
  3. Unieco entra in liquidazione coatta amministrativa. Il commissario liquidatore è il dottor Corrado Baldini. Anche la struttura che ospita Cine+ è soggetta a liquidazione e periodicamente viene messa in vendita all’asta. Sino ad ora tutte le aste sono andate deserte. L’ultima si è svolta all’inizio del marzo scorso.
  4. Le poltrone delle tre sale cominciano a mostrare un evidente deterioramento, che peggiora ovviamente di anno in anno. Secondo il gestore è il commissario liquidatore a bloccare il rinnovamento delle poltrone, in quanto tutti gli arredi fanno parte della proprietà Unieco.

Liviana Iotti; Lorenzo Soldani

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