C’era una volta la Certex

C’era una volta la Certex

Ricordo Di Franco Cavazzoni, uomo e imprenditore

C’era una volta la Certex
Franco Cavazzoni

Nel ricordare Franco Cavazzoni, deceduto nel settembre scorso all’età di 88 anni, ti prende un senso di vuoto.
Vuota è l’elegante casa di Via Campagnola, progettata da Carlo Lucci, in cui Franco abitava. Vuoto è il corposo edificio industriale di Viale dei Mille dove non campeggia più la scritta Certex.
Di quella fabbrica di confezioni per bambini, Franco, assieme al fratello maggiore Zeno, alla sorella Edda e alla cognata Ave, era titolare. Due luoghi e un cognome, Cavazzoni: identità simboliche della storia e della geografia correggesi. «Ma il vuoto più profondo è quello affettivo» dicono i figli di Franco, Antonio e Andrea. «Papà era un uomo mite, generoso, affettuoso, nei gesti, nelle parole, nei sentimenti».
Antonio ricorda: «da ragazzo, uscito dalla scuola media andavo in azienda da lui per tornare poi a casa insieme.
Una volta lo sentii gridare, fuori di sé, al telefono con un cliente. Ne rimasi esterrefatto, non lo riconoscevo più.
Poi capii che anche per lui era stato così, perché la sera a casa gli venne la febbre alta». «Ci siamo sempre voluti un gran bene tra di noi fratelli – ricorda Edda – e fu il bene della Certex, perché siamo sempre stati uniti. Quando c’era un disaccordo tra di noi, si andava nell’ufficio di Franco. Sapeva ascoltare e conciliare. Era il nostro ragioniere, l’unico della famiglia che aveva il diploma. Teneva i conti e ci stava sempre addosso. Zeno era l’infaticabile motore commerciale, Ave, sua moglie, era, con me a fianco, responsabile della produzione e dell’organizzazione del lavoro. E si lavorava sodo, senza sosta, sfornando ben otto campionari all’anno, ma con entusiasmo. Fu meraviglioso».
Una bella epopea quella della Certex.
Parte dalla bicicletta di Estro Cavazzoni, che andava alle case a vendere filo e spagnolette con una cassetta di legno. Poi i figli, Zeno per primo già da ragazzino, nel tempo li seguono e, pedala, pedala, si arriva al possesso di un banco ambulante. Anni di mercati nelle piazze, e poi, d’improvviso la famiglia si lancia nelle confezioni. Papà Estro immette estro creativo nel DNA dei Cavazzoni.
Edda ricorda che la “sala cucito”, per il primo capo, un gilet in alcantara che li ispirò, era la sua camera da letto. Poi il primo laboratorio in Via Dante Alighieri e, infine nel 1961 la grande fabbrica di Viale dei Mille, che arrivò a dare lavoro a 500 persone, tra interni e lavoranti a domicilio. Certex fu pioniera per una fascia di mercato nuova, fonte di conoscenza nel taglio e nel cucito, portati nelle case di Correggio e provincia, leva di lavoro femminile, con quel secondo reddito che permetteva alle famiglie di risparmiare per i loro sogni. Franco passa gradualmente la mano ai figli, mentre il mondo cambia in fretta. La globalizzazione costringe a spingere le produzioni oltre confine (Est Europa, Marocco, India, Cina), il lavoro a domicilio in zona non regge più, il commercio all’ingrosso si frantuma e formare una rete propria al dettaglio diventa ormai proibitivo. Nel frattempo se ne vanno, prematuramente, prima Zeno, poi sua moglie Ave. L’abbigliamento infantile di fascia media conosce una destrutturazione radicale. Non resta che evitare il peggio, scongiurando, con il non rimpiazzo del turn over e con accordi sindacali e la mobilità, ferite troppo sanguinose sulla pelle dei dipendenti che ne avevano fatto la fortuna e onorando tutte le pendenze fiscali e finanziarie. Oggi, resta il ricordo di una bella avventura tutta made in Correggio. E questo senso del vuoto.
Ma resta una bella famiglia che, alla terza e alla quarta generazione, sull’esempio di Franco e del suo apprezzato impegno speso anche nel volontariato cattolico, sa volersi bene e voler bene a Correggio.

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