Canolo non dimentica don Pasquino Borghi

Qui maturò la scelta di vita del martire antifascista

Nella chiesa parrocchiale di “S. Paolo” a Canolo si è tenuto in settembre il quarto di una serie di incontri dedicati a Don Pasquino Borghi.

L’incontro, organizzato dal Gruppo di lavoro “Amici di don Pasquino Borghi”, coordinato da Pierluigi Castagnetti, Presidente della Fondazione Campo Fossoli, ha visto come relatore Massimo Storchi, storico di ISTORECO. Una bella occasione per tener viva una riflessione, partecipata e condivisa, sulla figura di questo sacerdote, missionario, monaco certosino, parroco resistente e martire.

Don Pasquino Borghi arrivò a Canolo nel 1940 come curato e portò una ventata di novità. In un paese fortemente connotato dalla contrapposizione tra “bianchi” e “rossi” lui aprì la chiesa e l’oratorio a tutti, all’insegna del dialogo e dell’umanità, partendo dai giovani che riuscì a coinvolgere con entusiasmo e disponibilità. Canolo nella vita di Don Pasquino è un passaggio fondamentale: qui matura la decisione di impegno di militanza politica, come dovere cristiano verso la resistenza, la connotazione che gli segnerà la breve vita. Nella parrocchia canolese sono determinanti gli incontri con Don Orlando Poppi e Don Mario Grazioli, figure fondamentali per creare una cosiddetta “resistenza cristiana”. Il giovane prete non nasconde le proprie idee, anzi condanna apertamente la guerra e si schiera al fianco di chi combatte la dittatura fascista, attirando su di sé le attenzioni dei gerarchi correggesi. Rimase a Canolo fino all’agosto del 1943 quando il vescovo decise di trasferirlo in montagna, a Tapignola, un piccolo borgo nel comune di Villa Minozzo, forse nel tentativo di proteggerlo. La storia però non gli diede ragione: la parrocchia di Tapignola, assieme a tante altre, divenne una sorta di riparo inaccessibile per perseguitati politici e militari in fuga. Don Pasquino, partigiano combattente con il nome di “Albertario”, collaborò attivamente con don Domenico Orlandini (1913- 1977, nome di battaglia “don Carlo”) il quale diede vita ad alcune formazioni partigiane cattoliche delle Fiamme Verdi nella zona di Reggio.

Don Pasquino Borghi fu arrestato dai militari della Guardia Nazionale repubblicana (l’Arma della Repubblica di Salò) il 21 gennaio 1944, mentre scendeva da Tapignola a Villa Minozzo (dove gli era stata richiesta una predica) per aver dato ospitalità a dei partigiani e prigionieri alleati che avevano poi sparato contro carabinieri e militi fascisti.

Il 30 gennaio 1944, per rappresaglia dopo l’uccisione di un milite fascista, senza alcun processo, venne fucilato insieme ad altri otto antifascisti al Poligono di tiro di Reggio.

Il 7 gennaio 1947, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario della nascita del Primo Tricolore, il Capo dello Stato Enrico De Nicola consegnò alla madre di Don Pasquino, Orsola Del Rio, la medaglia d’oro al valore militare alla memoria.

Un uomo spirituale, don Pasquino, che incontra la politica e la storia, e non si sottrae. Diventa resistente per cambiare la storia dell’umanità. Vive tutto nella formazione della sua coscienza, nell’amore per la libertà, nell’apertura agli altri senza distinzioni. Parlando di lui si deve riconoscere che il fondamento viene dalla sua esperienza di prete integrale e solido, di sacerdote patriota schierato con i più deboli. È sempre stato consapevole delle sue scelte. E lo è stato fino alla fine.

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