Boccia del punto!

La Bocciofila Bruno Vicentini fra passato e presente

Nelle sere d’estate, parecchi anni fa, girando in bicicletta per i viali della circonvallazione di Correggio o dell’immediata periferia, non era raro sentire uscire da un rettangolino di terra poco o male illuminato, recintato con quattro assi di legno e cosparso di sabbia come fondo, un grido. Il ciclista udiva il grido: «Boccia del punto!» accompagnato, ogni tanto, dal rumore del cozzare tra due corpi duri e resistenti che poi schizzavano lontano. Ma più spesso era accompagnato da un sibilo e sfregamento di qualcosa che rotola su un fondo sabbioso e che si ferma con un tonfo contro un’asse di legno, e da una imprecazione colorita di colui che aveva scagliato l’oggetto sperando di cogliere il bersaglio.

In quei posticini si praticava il gioco delle bocce a coppie, detto anche “della bottiglia” perché il premio in palio c’era sempre una bottiglia di vino da bere in compagnia ma pagata solo dai perdenti. Ed erano partite all’ultimo bicchiere, dove la mira dei contendenti era direttamente proporzionata al livello del vino nella bottiglia: più vino, più mira; meno vino, meno mira (ma più divertimento per chi assisteva alla sfida).

Questi i miei ricordi. Per saperne di più sul gioco delle bocce, di come era e di com’è ai giorni nostri, mi rivolgo a due appassionati esperti in materia: Sante Pergetti, memoria storica del movimento boccistico di Correggio dal dopoguerra a oggi, e Antonio Colarusso, Presidente della società Bocciofila Vicentini, unico impianto al coperto rimasto attivo assieme a quello della frazione di Canolo. Al momento i locali della Vicentini sono chiusi per l’adeguamento sismico.


Sante, ci racconti la storia della Vicentini e dei suoi campioni degli anni d’oro?
«La storia comincia in Pratina, ora parcheggio in via Conciapelli, dove c’erano dieci campi scoperti. Poi c’erano i campi privati dell’Ardua, presso il bar Sole della famiglia Giavelli, e altri sparsi per tutte le frazioni, tutti rigorosamente all’aperto. Questo fino al 1967, quando contemporaneamente videro la luce la Società Olimpia presso l’omonimo bocciodromo coperto della famiglia Vezzani, e il bocciodromo Bruno Vicentini, sito nei locali dell’ex stabilimento Recordati; quest’ultimo sorse grazie al contributo di 500 soci sottoscrittori, quasi tutti anche giocatori. Il movimento ne trasse un impulso straordinario sia a livello quantitativo che qualitativo. Di quei tempi si ricordano campioni come Pierino Zavaroni detto Primavera, esempio di classe e stile in campo; oppure Edgardo Turci detto Il marinaio, pluricampione italiano nella specialità “terna”. Ma molti altri ancora (che non nomino tutti e con i quali mi scuso) si distinguevano: Nello Saccani, Antonio Malavasi, Umberto Diacci, Gianni Davoli detto Gea. Comunque – ricorda Sante – nell’immediato dopoguerra era stata la Pratina, catalizzando centinaia di presenze, a costituire il brodo primordiale dove tutto ha avuto inizio, dove le disfide raggiungevano vette sublimi di sfottò, di capacità tecniche; dove da giudizi popolari inappellabili nascevano i primi campioni locali di questo gioco che pian piano si sarebbe tramutato in sport popolare».

 

Presidente Colarusso, qual è lo stato di salute di questo sport a Correggio e, un po’ in generale, in Emilia Romagna?
«Posso dire, senza tema di essere smentito, che la società Vicentini da alcuni anni si pone ai vertici del comitato di Reggio Emilia. Nel 2016, con giocatori locali, ha vinto la fase Interregionale del campionato a squadre, maturando il diritto a partecipare alle finali nazionali e ottenendo la promozione, per l’anno in corso, al campionato interregionale. Questo, pur disponendo di un budget che dire limitato è quasi troppo. Purtroppo l’età media dei giocatori è piuttosto alta e di giovani leve non se ne contano che poche unità, anche se abbiamo cominciato a seminare aderendo all’iniziativa del Forum dello Sport, ospitando per alcune mattine alunni delle scuole di Correggio. Se son rose fioriranno. Le finanze sono un’altra nota dolente di questi tempi: una nota comune a tutti gli sport minori, se vogliamo, ma questo non ci consola. Con noi resistono alcuni sponsor storici, che dobbiamo ringraziare sentitamente perché sono rimasti al nostro fianco anche in tempi non certo di vacche grasse come questi».

 

Per finire, vi chiedo: quali sono al momento le problematiche più urgenti da affrontare per la società correggese e per tutto il movimento boccistico?
«Possiamo dire che il gioco delle bocce a livello agonistico sembra destinato a un lento ma inesorabile declino. Le cause possono essere tante, dall’emergere di una grande varietà di offerta sportiva alle mode, che negli anni fanno preferire un’attività ad un’altra. Vogliamo tuttavia sottolineare l’alto valore sociale che permea l’attività della Società Vicentini nonostante il drastico calo dei soci (dai circa 500 iniziali ai 100 attuali). Lo zoccolo duro resiste, anche se formato quasi esclusivamente da persone di una fascia di età avanzata che, pur di godere della compagnia e non rassegnarsi all’inattività, trovano sfogo alle loro riserve di energie facendo una partita a bocce sui campi della Vicentini, oppure giocando interminabili partite a carte negli altri locali della Bocciofila».

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