Bilancio e fiscalità, nuovo kit per le aziende

Giulio Morandi ci parla del suo libro e della nostra economia

La pubblicazione di un libro è sempre una notizia positiva, ma lo è ancora di più se l’autore è di Correggio e si colloca nel solco di una brillante e solida tradizione famigliare. Parliamo del libro “Bilancio e fiscalità di impresa” di Giulio Morandi, Maggioli Editore, pubblicato nel dicembre 2018 e presentato in anteprima al Teatro Asioli con la partecipazione di personalità del mondo accademico e professionale e di un pubblico tanto numeroso da far registrare un “tutto esaurito”, nonostante la materia trattata fosse estremamente complessa e specialistica.

Giulio Morandi, inutile dirlo, è il titolare del noto studio professionale con sede in Corso Mazzini a Correggio. Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti di Reggio Emilia e all’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia, è esperto di operazioni di fusione e acquisizione societarie e in organizzazione di passaggi generazionali di aziende. È membro di diversi Collegi Sindacali anche di società quotate.

Ho incontrato Giulio un mercoledì mattina, giorno di mercato. Dalle finestre del suo ampio studio che danno sul Corso, saliva il brusio ovattato delle voci della folla e dei commercianti. Ognuno di loro dovrà fare il bilancio, pagare le imposte, forse: la materia è viva, dunque. Ricordo bene che il libro di Giulio esce 25 anni dopo quello, apprezzatissimo, che sugli stessi argomenti scrisse il ragioniere tuttora più noto di Correggio, suo padre Amos. Un testo utilizzato per anni dagli addetti ai lavori.

Giulio, perché hai sentito il bisogno di scrivere questo testo visto che tratta la stessa materia che affrontò a suo tempo tuo padre?
«Premetto che scrivere questo libro ha rappresentato un momento di forte valore emotivo, per i ricordi che ha fatto affiorare mentre lo scrivevo, per l’affetto che provavo per mio padre e per l’esempio di vita e di lavoro che mi ha lasciato in eredità. In 25 anni i principi contabili per la redazione del bilancio e le norme della fiscalità sono cambiati notevolmente. Il testo intende esporre un metodo di lavoro e una guida per la redazione del bilancio di esercizio e per il corretto calcolo delle imposte. La legislazione italiana in materia di bilancio si è avvicinata alle norme europee e ai principi contabili internazionali, recependo diverse Direttive Comunitarie, a seguito della crescente esigenza di trasparenza e armonizzazione per favorire il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane. In particolare, il Decreto 139/2015 ha introdotto importanti modifiche del codice civile negli articoli che disciplinano la formazione del bilancio d’esercizio. L’importanza di un bilancio correttamente redatto è confermata da un recente intervento normativo, attraverso il quale il Legislatore si sta occupando della tutela della continuità aziendale inserendo l’Istituto dell’Allerta, destinato a far emergere con maggiore anticipo le situazioni di crisi aziendale rispetto alla loro irreversibile manifestazione. Questo all’interno della riforma della disciplina della crisi di impresa e dell’insolvenza. Vi è poi la materia fiscale, che ha subito radicali trasformazioni. Fino a pochi anni fa si parlava, infatti, di “doppio binario” (bilancio “civile” da una parte e dichiarazione dei redditi dall’altra) mentre ora questa impostazione è stata superata – seppure con qualche eccezione non marginale – dall’introduzione del principio della “derivazione rafforzata”. Il bilancio costituisce l’elemento dal quale deriva anche la pretesa impositiva e ciò ad ulteriore conferma dell’importanza di una sua corretta redazione. La fiscalità di impresa, inoltre, è un cantiere in continuo cambiamento, perché rappresenta un terreno di scontro sul piano politico ed è utilizzata come strumento, con l’introduzione di incentivi e agevolazioni (quali le norme sugli iper e super ammortamenti introdotte l’anno scorso) per attuare la politica economica secondo le scelte dei governi in carica. Insomma, le leggi cambiano così di frequente che sto già lavorando alla nuova edizione del libro!»

 

Vorrei che ora dessimo uno sguardo, dal tuo osservatorio privilegiato di consulente aziendale, all’economia locale; per esempio si è conclusa quell’ ondata di fallimenti di aziende che ha fatto seguito alla crisi del 2008?
«Sì, direi che la ripresa dell’economia ha interrotto finalmente quel brutto momento che ha portato al fallimento anche imprese storiche; le ore di CIG sono estremamente ridotte e la disoccupazione creata da quelle crisi è stata riassorbita, anche se permangono settori di attività che sono tutt’ora in sofferenza, come le costruzioni e il commercio al dettaglio. L’export è il fenomeno che ha trainato e sta trainando l’economia locale e anche quella nazionale soprattutto nei settori della meccanica, dei macchinari e dell’automotive. La competizione internazionale aumenta la complessità aziendale: le imprese sono costrette a tenere il passo di questa complessità aprendo sedi e stabilimenti all’estero, inviando personale specializzato e implementando sistemi di controllo di gestione richiesti da schemi organizzativi più articolati. Così le nostre aziende, operando su mercati internazionali, attutiscono le crisi nazionali e diversificano i loro rischi. Da questo punto di vista il nostro territorio, con un numero elevato di imprese che operano in settori diversificati (meccanica, plastica, agroalimentare) rappresenta un distretto che è più al riparo di altri da quelle crisi che ciclicamente colpiscono l’economia e creano pregiudizi al tessuto sociale. Le nostre aziende stanno gradualmente aumentando di dimensione attraverso processi di ampliamento, sia per linee di crescita interne che attraverso operazioni di acquisizione. Rimangono rare, invece, le operazioni di vera e propria fusione tra aziende similari, spesso ostacolate dalla difficoltà di raggiungere sistemi di governance accettati da tutti i partecipanti.».

 

A proposito di acquisizioni, mi pare che a Correggio siano avvenute, anche recentemente, diverse operazioni di acquisto di aziende locali da parte di aziende o Fondi stranieri: può rappresentare un elemento di rischio per la nostra realtà?
«Sì, è un processo iniziato molti anni fa, ma devo dire che non si sono verificati fenomeni estesi di delocalizzazione. Significa che le multinazionali e i Fondi che investono hanno trovato qui aziende competitive, in grado di innovare nei processi e nei prodotti, risorse professionali idonee e un territorio che ha cercato di favorire lo sviluppo imprenditoriale. Occorre tenere alta la guardia e far sì che queste condizioni permangano e siano ulteriormente migliorate unitamente alla voglia  di fare, di innovare, a quell’ingegno e a quell’operosità che da sempre sono tratti distintivi della nostra realtà territoriale. In questo contesto credo si debba segnalare positivamente l’operazione avviata a Reggio Emilia per la messa a disposizione dell’Università di nuovi spazi e la realizzazione di nuovi corsi di laurea.  Circa un anno fa il Vescovo di Reggio Emilia ha riunito i rappresentanti delle istituzioni locali annunciando la decisione di mettere a disposizione della Comunità l’immobile del Seminario Vescovile per aprire un nuovo polo Universitario. In dicembre è stato costituito il Comitato “Reggio Città Universitaria”, di cui è stato eletto Presidente il correggese Mauro Severi, ed è iniziato l’iter del recupero di questo importante fabbricato che prevede investimenti intorno ai 12 milioni di euro. Verranno riorganizzate le sedi universitarie reggiane con 1000 posti aula in più e sarà possibile l’aumento delle specializzazioni e il numero dei laureati. Reggio diventerà sede di eccellenza dei vari dipartimenti ma soprattutto polo per la Meccatronica e nuovo polo del Digitale in coerenza con le nuove esigenze delle imprese. Per mantenere un adeguato livello di presenza imprenditoriale non può esserci scelta migliore che puntare sui giovani e sulla loro formazione. Le imprese hanno bisogno di persone appassionate, serie, professionalmente preparate e formate.».

 

Sembra una contraddizione quando si parla di occupazione giovanile ma le imprese quando cercano giovani specializzati mi risulta trovino grandi difficoltà nel reperire questo tipo di addetti; e per quanto riguarda gli studi professionali?
«Anche per gli studi di commercialisti in genere, e il mio non fa eccezione, è una fatica trovare addetti, laureati anche con lauree brevi disponibili a lavorare nel settore. Il lavoro nello studio talvolta è visto con diffidenza soprattutto per quanto riguarda orari di lavoro, scadenze e quant’altro. In realtà credo sia un lavoro, seppure impegnativo, estremamente interessante e stimolante, perché ci pone a contatto diretto con le realtà aziendali, con le interazioni che si sviluppano all’interno delle stesse, con le sfide che devono affrontare e i problemi che occorre risolvere e dalle quali dipende tanto del benessere sociale del nostro Paese». Il telefono di Giulio suona ormai ininterrottamente. È ora di andare, ma in chiusura della conversazione un’ultima domanda sul libro: sta per essere messa all’asta a New York la “Summa de arithmetica” di Frà Luca Pacioli, matematico francescano; un libro scritto intorno al 1500, che ha codificato nel mondo la partita doppia “ad uso di mercanti et banchieri”. Prezzo a base d’asta: 1,5 milioni di dollari.

 

Giulio, ritieni che anche il tuo libro, visto che è già stato adottato in un corso di economia all’università di Genova, potrà un giorno raggiungere simili quotazioni? Risposta con sorriso «Non credo che il mio libro durerà 500 anni, temo non durerà neanche 500 giorni perché, come ti dicevo, sto già lavorando alla prossima edizione!». Sarà, ma intanto la mia copia la metto da parte. Non si sa mai…

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