Basta un poco di zucchero e la pillola va giù

Sostegno & Zucchero: contro l’apartheid del disagio mentale

«Sostenere i sofferenti e le loro famiglie, combattere il pregiudizio e impegnarsi per una società più accogliente» risponde Luciana Redeghieri, quando le chiedo di descrivermi in tre parole la mission di “Sostegno & Zucchero”, l’associazione di volontariato di cui lei è Presidente provinciale.

L’associazione si occupa della malattia mentale.
Nata a Reggio nel 1993, ha una presenza ben radicata nel distretto di Correggio.
Del resto Luciana, nonostante abiti a Rio Saliceto, qui a Correggio è
di casa. Facile incontrarla. 

È un brutto male la sofferenza psichica, in primis per il malato e subito dopo per la famiglia, che viene messa a dura prova. Luciana ne parla con cognizione di causa, per esperienza diretta.
«Il nemico numero uno è lo stigma, la vergogna che subito avvolge il malato mentale e che getta nella solitudine lui e chi gli sta vicino.
La nostra battaglia è contro quella nube di diffidenza, di timore ancestrale, che fa sì che questo tipo di malattia, purtroppo più diffuso di quel che si pensa, venga spesso tenuta nascosta dalle famiglie colpite, per non incorrere in quella reazione esterna che respinge, allontana».

Con quali armi Sostegno & Zucchero cerca di sconfiggere questo apartheid della mente?
«Ogni 15 giorni presso il Dipartimento di Salute Mentale della AUSL di Correggio teniamo gli incontri del gruppo di mutuo-aiuto, in una ventina di volontari, in gran parte familiari di sofferenti psichici» racconta Luciana «e lì mettiamo a nudo i nostri pensieri più nascosti, le nostre ansie, le nostre solitudini.
Così anche i nuovi che entrano nell’associazione cominciano a guardare gli ammalati mentali con altri occhi, riscoprono tante loro capacità e potenzialità e ritrovano un po’ di fiducia e voglia per migliorare il contesto familiare e sociale».

Laboratori creativi, sport, poesia, serate di svago, un po’ di turismo e di vacanze: queste alcune delle attività che Sostegno & Zucchero promuove e di cui la sua Presidente mi parla diffusamente.

Poi incontri di aggiornamento scientifico, riunioni periodiche con gli operatori del DSM (Dipartimento di Salute Mentale), formazione di base dei volontari e azioni di sensibilizzazione della pubblica opinione per favorire l’inserimento sociale dei sofferenti psichici. 

«Cerchiamo di chiamare in causa la collettività per favorire l’accoglienza, la comprensione, la collaborazione.
La socializzazione della sofferenza mentale è la nostra ossessione. Collaboriamo con un servizio psichiatrico pubblico che ha molti meriti.
Ma il DSM non può essere il solo pegno che la collettività paga per le tante malattie mentali originate da fattori sociali e ambientali.

Una collettività più sensibile e solidale è lo zucchero che serve per addolcire una sofferenza molto amara e ridare dignità a vite tormentate» conclude Luciana Redeghieri. 

Come canta Mary Poppins: basta un poco di zucchero e la pillola va giù. La pillola del pregiudizio, in questo caso. E dopo si sta tutti un po’meglio.

Il logorìo della vita moderna: la resilienza degli individui cala

Contro il logorio della vita moderna… c’era una volta il Cynar, come diceva quella famosa pubblicità.
E adesso? Certo quel logorio è cresciuto a dismisura e fa tante vittime.
Una recente ricerca del Dipartimento di salute mentale del Policlinico di Milano, confermata dagli studi dell’Agenzia Italiana del Farmaco, rileva come la crisi economica e l’incertezza del futuro provochino esaurimento e stress, aggravino alcune malattie della psiche e ne facciano sorgere di nuove.

Gli individui si scoprono sempre più fragili.
La loro resilienza (un termine rubato alla meccanica che indica la capacità elastica di resistere ad un urto ritornando subito alla forma preesistente) è in calo
. 

Il dottor Mauro Gozzi, dirigente medico del Dipartimento di Salute Mentale della nostra AUSL, ci conferma il fenomeno anche in ambito locale.

«C’è una insicurezza pervasiva, aggravata dalla difficile situazione economica, un’instabilità nelle relazioni interpersonali che mette in crisi gli individui» dice.
E aggiunge: «Nei nostri servizi distrettuali di salute mentale abbiamo più di 900 pazienti presi in carico in modo continuativo e le nostre consulenze presso i poliambulatori o l’ospedale superano le 700 all’anno. Ormai il 40% delle patologie psichiche sono forme nuove, emerse negli ultimi anni» e snocciola un lungo elenco di termini scientifici per disturbi, nevrosi, dipendenze.
Mi fa capire, per intenderci, che il classico distinguo popolare tra “matto e sano” è ormai da confinare nei ricordi del passato. La zona grigia prevale. 

«Dunque, purtroppo il male della mente è in aumento, ma il nostro intento, con la preziosa collaborazione dell’associazione Sostegno & Zucchero, è quello di prevenirlo con l’informazione e la conoscenza, a partire dalle scuole, e di evitare che le forme transitorie diventino croniche» conclude Mauro Gozzi. 

Compito non facile, perché quel brutto male s’insinua dove e quando meno te lo aspetti. Scherzi della psiche. 

Proprio per questo la cosa va presa molto sul serio. Come fanno i bravi volontari di Sostegno & Zucchero.

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