Balcani, un eccidio attuale

Le testimonianze di alcuni studenti del convitto dopo il viaggio della memoria

«La guerra nei Balcani ha distrutto tantissime vite, ha visto vicini di casa e amici combattere fra loro in nome di un’identità. I reduci che hanno vissuto quei terribili assedi ed eccidi oggi si raccontano, mentre le nuove generazioni provano a reinventarsi un futuro privo di odio. Siamo partiti con il cuore e la mente aperti per raccogliere quelle storie e riportarle con noi, per affermare ancora una volta il nostro no alla guerra»: è quanto racconta Rina Zardetto, membro del Direttivo della sezione A.N.P.I. di Correggio. Rina ha accompagnato ragazzi e professori di cinque classi quarte e quinte del Convitto Nazionale Rinaldo Corso durante un Viaggio della Memoria nei Balcani. Questi luoghi splendidi, teatro di sanguinosi scontri su base etnica dal 1991 al 1999, hanno ispirato ai viaggiatori alcune testimonianze che raccogliamo brevemente su questa pagina.


Lorenzo Levratti
, studente: «A Vukovar, città della Croazia dove lo scontro fra serbi e croati ha dato luogo a pulizia etnica e crimini di guerra, la guida, che era testimone e superstite della battaglia e dell’assedio, ci ha raccontato come si sono svolti i fatti e come lei personalmente li aveva vissuti. La cosa che più mi ha colpito è stata quando ci ha detto che l’assassino di suo padre abita a 500 metri da casa sua e che lo incontra regolarmente. Ho pensato che forse, fino a quel momento, non avevo mai capito a fondo il significato del termine “guerra civile”. Mi sembrava inconcepibile che due persone appartenenti alla stessa comunità, che fino al giorno prima si incontravano nei bar o a fare la spesa la mercato, possano finire a spararsi a vicenda. Sono diventato consapevole che situazioni del genere non sono impossibili da ripetersi, anzi, sembra che l’Europa si stia lentamente avviando verso quella disgregazione che può portare alla guerra. Proprio per questo ritengo che sia giusto lottare per mantenere l’Europa unita, tollerante, aperta».


La classe 5a N
: «Dopo la morte del maresciallo Tito, la proclamazione di indipendenza delle varie repubbliche che costituivano la Repubblica Federale Jugoslava ha dato origine ad una guerra lunga e sanguinosa.
Migliaia di morti, di dispersi e di profughi costretti a lasciare le loro case e le loro città per cercare rifugio in altri Stati, dove non sono stati certamente accolti a braccia aperte.
Con i nostri insegnanti abbiamo cercato di indagare le cause di questo immane disastro.
Sono stati i contrasti etnici e religiosi a portare al conflitto?
O, invece, chi lo ha voluto lo ha provocato esasperando il nazionalismo, esaltando le differenze, predicando l’intolleranza e l’odio?
Attraverso letture, film, incontri con esperti e testimonianze raccolte durante il viaggio abbiamo compreso che le vere ragioni di tutte le guerre sono da ricercarsi negli interessi economici e finanziari, nella conquista del potere politico, nel guadagno di chi produce e vende armi. L’umanità non impara la lezione.
Il valore assoluto e fondamentale della pace, garantito dall’articolo 11 della nostra Costituzione, è sempre in pericolo; i pretesti non mancano. Questo è il primo obiettivo di un viaggio della memoria: ricordare e capire ciò che è successo e lottare sempre consapevolmente per un mondo che cammini verso la pace e la collaborazione fra i popoli, tollerante nei confronti di tutti».

 

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