Auto e motori, tradizione di famiglia

La Schiatti Class fa bella mostra di sè

Non passa inosservato a chi transita, spesso a passo d’uomo, sulla tangenziale di Reggio verso Parma, lo scintillante e maestoso showroom della Schiatti Class, concessionaria delle auto Jaguar e Land Rover e delle moto Triumph, dove mi trovo. Tra le tante auto e moto inglesi, simbolo di eleganza e raffinatezza, dopo periodi altalenanti, alcune sono ritornate prepotentemente sul mercato grazie ad investitori stranieri che le hanno riportate agli antichi splendori. Anche il cinema ha contribuito a creare dei miti: come non ricordare che la Jaguar E-Type è stata l’auto di Diabolik e Batman e che i protagonisti dei film d’avventura girati in Africa viaggiavano su Land Rover? Questi due marchi “british” del segmento premium (termine che identifica le auto di lusso) sono ora di proprietà della indiana TATA Motors che, dopo il rilancio, sta ora affrontando la transizione energetica; infatti gran parte della gamma ha anche una versione elettrica o ibrida. Il titolare della Schiatti Class srl è Lorenzo Schiatti che, con il cugino Luca, dirige questa grande impresa commerciale che fattura circa 60 milioni di euro e occupa 70 dipendenti. Entrambi correggesi, fanno parte di una numerosa e nota famiglia di Fosdondo, che ha fatto del commercio di auto un’attività capace di coinvolgere già due generazioni.

 

Lorenzo com’è iniziato questo tuo viaggio nel settore auto?

«Ho iniziato lavorando con zio Ettore (il compianto Ernesto per i nostri lettori) e zio Livio, titolari di quel grande autosalone a Correggio che faceva onore alla strada per Carpi. Sono stati dei grandi maestri: dinamici e dotati di grande spirito di iniziativa, avevano iniziato nei primi anni ‘60 l’attività di commercializzazione di auto, comprando veicoli usati a Milano per rivenderli nelle nostre zone; dagli anni ’80 partì l’importazione diretta dalla Germania. Fu un’esperienza per me fondamentale, che durò dal 1982 al 1996, e mi diede la forza di intraprendere una nuova attività personalmente. Nel 1997 si liberarono su Reggio i marchi inglesi. Riuscii ad acquisire il mandato di MG, MINI, ROVER e LAND ROVER e aprii la concessionaria sulla via Emilia. Questi marchi intorno agli anni ’80 ebbero vita travagliata. Passarono di mano tra diversi proprietari, alcuni fallirono come MG e Rover negli anni 2000, altri come Mini e Land Rover finirono in BMW che li valorizzò. In particolare Land Rover a fine anni ’90 lanciò sul mercato un modello di SUV innovativo: una 4×4 compatta e dalle linee eleganti che riscosse immediato successo e per diversi anni fu il quattro ruote motrici più venduto in Europa. Tra di noi, qui, lo veneriamo scherzosamente come “San Freelander”, il santo protettore che fece la nostra fortuna. La nostra concessionaria sull’onda di quell’andamento positivo delle vendite si consolidò e nel 2000 acquistai i capannoni industriali dismessi in via Cipriani; ristrutturati, sono diventati l’attuale sede, per una superficie di 15.000 mq (di cui 8.000 coperti). Oltre allo showroom per auto e moto nuove, qui si trovano l’esposizione di auto usate, l’officina, il magazzino ricambi e gli uffici».

Nel frattempo hai acquisito altri marchi e aperto altre sedi, no?

«Sì, la positiva dinamica del mercato ci ha dato l’opportunità di acquisire il marchio SAAB dal 2002, fino a quando la casa madre ha chiuso i battenti nel 2009, e dal 2008 anche Jaguar. Il gruppo Land Rover e Jaguar, ora di proprietà della indiana TATA, ha investito sul rinnovamento di gamma e tecnologia e questo ha avuto importanti ritorni sul piano delle vendite. Nel 2010 abbiamo poi aperto la sede di Parma della nostra concessionaria e nel 2018 il nuovo punto vendita multibrand a Correggio: un polo di vendita e noleggio di qualsiasi marchio. La scelta è stata anche dettata dalla mia volontà di continuare a mantenere l’attività su Correggio, con lo stesso venditore che dall’82 è ormai un punto di riferimento».

 

E le moto?

«Nel 2019 il concessionario Triumph su Reggio dismette l’attività e subentriamo noi, anche perché si rimane nei territori di Albione sia per stile che per tradizione. Il marchio, fondato nel 1885, ebbe una storia gloriosa ed anche in questo caso il cinema ha avuto un ruolo importante: con i film “il selvaggio” e “La grande fuga” i rispettivi protagonisti Marlon Brando e Steve McQueen guidano una Triumph. La società però, per varie vicende, fallì nel 1985. Il marchio è stato riportato in vita nel 1988 da un miliardario inglese e attualmente, con una gamma di modelli nuovi e motori all’avanguardia, ha ritrovato un suo mercato».

 

In ottobre pare che il mercato dell’auto abbia subito un tracollo con un calo degli ordini del 30%. Cosa sta succedendo?

«Dal mio osservatorio il dato riguarda la consegna più che le vendite. In questo momento noi stiamo raccogliendo molti ordini, ma non riusciamo a consegnare le auto al cliente perché le case non riescono a produrle per la carenza di componenti; il danno di questo ritardo si riflette anche sul concessionario perché la maggior parte dei contratti di vendita prevedono il ritiro dell’usato che è valutato al momento della stipula, ma se l’auto rientra 6-8 mesi dopo la data prevista il valore diminuisce e questo ci penalizza ulteriormente. Anche il mercato dell’usato si è di conseguenza ridotto a causa del blocco del nuovo; noi ora stiamo acquistando usato anche senza la vendita del nuovo».

 

E sulla “rivoluzione elettrica”, che sta cambiando il mercato dell’auto, cosa ne pensi?

«Credo sia avvenuta una fuga in avanti, nel senso che se devi viaggiare in città o nei dintorni allora può essere compatibile un’auto con un’autonomia di 300 chilometri, ma se devi affrontare lunghe percorrenze si evidenzia il problema della totale assenza della infrastruttura di ricarica su tutto il territorio nazionale, che rende estremamente difficoltoso il viaggio per chi l’auto la usa per lavoro. Per questo credo che il diesel, sempre più tecnologico e meno inquinante, avrà ancora vita lunga. Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico di cui erano accusate le auto soprattutto diesel, un po’ polemicamente, faccio notare che è emerso che durante il lockdown i livelli di CO2 e di particolato in atmosfera non sono diminuiti. Inoltre ricordo che praticamente tutti i camion e le navi continuano a viaggiare tranquillamente a gasolio».

A proposito di navi, il tuo showroom, all’esterno lunghissimo, bianco con inserti in metallo brunito al centro, sembra veramente un grande transatlantico che solca la pianura!

«L’attività del concessionario è fortemente condizionata dalle grandi case; oltre ad importi obiettivi di vendita, ti dettano anche l’architettura esterna e interna degli showroom fino ai materiali necessari per le opere edili. Per la verità il risultato mi pare molto elegante, in linea con lo stile dei marchi. Inoltre le case impongono anche un budget di pubblicità attraverso i canali tradizionali ma sempre più attraverso i social ed è stato necessario dotare la struttura aziendale delle professionalità adeguate».

 

Da correggese mi sembra che la vendita di auto sia una passione che abbia preso diversi componenti della famiglia Schiatti, vero?

«Sì, oltre a me e Luca, in azienda abbiamo i figli di Luca, Simone alla vendita e Federico, che gestisce la nostra carrozzeria Jolly a lato della sede di Reggio Emilia, e mio figlio Sebastian ha sempre mostrato grande passione per i motori, anche se studia ancora all’università».

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