Auguri Europa e grazie

Giovani europei crescono, grazie al nostro comune

Il 9 maggio è la festa dell’Europa, si celebrano la pace e l’unità.
La data è l’anniversario della storica dichiarazione Schuman. In occasione di un discorso a Parigi, nel 1950, l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman espose la sua idea di una nuova forma di cooperazione politica per l’Europa, che avrebbe reso impensabile una guerra tra le nazioni europee.
La dichiarazione Schuman è considerata l’atto di nascita di quella che oggi è l’Unione europea.
Ma a noi, noi italiani, noi emiliani, noi correggesi cosa importa questa giornata? Perché dovremmo fare gli auguri all’Europa e ringraziarla?
Ci sono diversi motivi per celebrarla, per difenderne l’unità e contribuire alla sua pace duratura. Ce ne sono altri, più gettonati, per non capirla, per demonizzarla e per prenderne le distanze ma credo che i nostri figli siano più “fan” di noi dell’Europa e mi piace credere che ci stiano insegnando che essere europei ha davvero i suoi vantaggi.
L’Europa, dal canto suo, si sta prendendo cura di loro in diversi modi: ve ne racconto uno discreto, che è stato capace di cambiare la prospettiva a due giovani correggesi.
È il progetto EAT in Emilia 2, finanziato interamente dalla Comunità Europea per un valore di circa 450mila euro: un Erasmus di 35 giorni di tirocinio all’estero attraverso il quale 100 studenti hanno potuto svolgere un programma di formazione-lavoro fuori dai confini italiani.
Correggio è stato il Comune promotore e capofila per la provincia di Reggio Emilia che ha visto coinvolti nove istituti scolastici di tre diverse province: Reggio Emilia, Modena e Parma.
EAT è l’acronimo Empowering Agribusiness Training ed è dedicato a studenti di istituti professionalizzanti con l’obiettivo di perfezionare il proprio profilo tecnico e professionale.
Come sempre, un conto è raccontare i fatti e un altro è dare un volto ai fatti.
È per questo che ho incontrato i due correggesi che, attraverso EAT in Emilia 2, sono andati all’estero. Per 35 giorni, senza la presenza di una rete famigliare, hanno conosciuto un altro lato di se stessi, tenace e curiosamente europeo, nonostante questa sia stata la loro prima esperienza all’estero; loro sono Money Kumar Virdi e Luis Moises Amparo Acevedo.

LUIS MOISES AMPARO ACEVEDO

Auguri Europa e grazie
Lo staff del ristorante Margot (Luis è il primo a sinistra)

Grande, davvero grande come ti aspetti da un aspirante chef e con un cuore, così mi pare dopo l’intervista, che occupa almeno il 60% del suo torace. Una timidezza ancora più vasta, vinta però, soprattutto sul finale, da un desiderio vivo di raccontare.

Dove sei andato per 35 giorni?
«Sono stato a Londra a lavorare al ristorante Margot, nel quartiere di Covent Garden. È un ristorante italiano di classe: ci lavorano 3 chef e una ventina di persone».

Di cosa ti occupavi?
«Io cucinavo gli antipasti. I miei preferiti erano il sea bass carpaccio (il carpaccio di spigola) e la burrata. Gli chef mi hanno insegnato tutto. Il programma prevedeva un turno di 6 ore di lavoro al giorno ma io mi fermavo di più perché volevo imparare. Ho anche chiesto allo chef della pasticceria di insegnarmi i segreti dei dessert… ma sono troppo goloso per lavorare in quell’ambito!»

La più grande difficoltà che hai dovuto superare?
«Raggiungere il ristorante! Da dove stavo io al mattino impiegavo più di un’ora e mezza per raggiungere il Margot. Prendevo prima il treno, poi il tram, l’autobus e, alla fine, dopo un tratto a piedi arrivavo al ristorante per le 9. A Correggio per andare a scuola ci metto 3 minuti».

EAT in Emilia 2 quanto è stato importante per te?
«Per me è cambiato tutto dopo questi 35 giorni. Ora so che voglio fare lo chef e che voglio portare la cucina italiana all’estero. Non ho più paura di autogestirmi: so che sono in grado di farlo e lo farò. Ho rifiutato la proposta del Ristorante Margot di rimanere perché prima voglio diplomarmi».

MONEY KUMAR VIRDI

Auguri Europa e grazie
Money Kumar Virdi

Rappresentante d’Istituto e carisma da vendere. Mentre lo intervisto durante il Monteore scolastico, noto momento di entropia, Money dispensa ordini travestiti da consigli ai suoi compagni e suggerisce alle insegnanti come gestire il flusso di studenti galvanizzati da tanta libertà: senza dubbio un leader con parecchio sale in zucca.

Dove sei andato per 35 giorni?
«Sono stato a Cardiff, in Galles e ho lavorato in un negozio di biciclette, the bike shop, un punto di riferimento a Cardiff per aggiustare bicilette e per comprarne di nuove. Il punto forte è il responsabile, un uomo affabile che rende il negozio un posto davvero piacevole dove lavorare».

Di cosa ti occupavi?
«Quando non c’era il mio responsabile mi occupavo anche dell’accoglienza dei clienti ma principalmente, provenendo io da un corso di manutenzione e assistenza tecnica, sistemavo le biciclette».

La più grande difficoltà che hai dovuto superare?
«Tornare a casa e trovarmi spaesato, pieno di dubbi riguardo al futuro. L’esperienza a Cardiff è stata per me rivelatoria tanto che sto valutando se fare un’università ad indirizzo turistico all’estero, acquisire informazioni, metodi e poi tornare in Italia. Cosa c’è di meglio di imparare dall’Europa per migliorare l’Italia?»

EAT in Emilia 2 quanto è stato importante per te?
«Oltre ad avere messo in discussione le mie scelte future ho dimostrato alla mia famiglia, che inizialmente aveva mostrato un po’ di ostilità nei confronti di questa esperienza, che ce la posso fare da solo: Cardiff per me ha rappresentato la libertà, quella vera».

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