Asili si nasce, scuole più belle del mondo si diventa

Anno 1932: una cinquantina di bambini, si presume dai tre ai sei anni, seduti in attesa del pasto sotto la sorveglianza di tre signore (le due in divisa scura e colletto bianco sono le educatrici, l’altra in fondo l’inserviente), fissano l’obiettivo del fotografo con aspetto tra l’impaurito e il diffidente. É probabile che lo scatto rappresenti il complemento dell’inaugurazione della nuova sede dell’Asilo infantile “Margherita di Savoia” di Correggio, ubicata nella casa natale del pittore Antonio Allegri, in via Borgovecchio.

Il primo asilo infantile d’Italia fu aperto nel 1828 a Cremona da Ferrante Aporti, presbitero pedagogista pioniere dell’educazione infantile. Si trattava di un asilo per “soli otto bambini agiati”, a cui seguì, nel 1831, l’apertura di un asilo gratuito per 50 bambini indigenti.

L’esperienza prese presto piede a Milano e in altre grandi città, fino ad arrivare a Correggio quando, nel 1870, un Comitato cittadino e la Prefettura sollecitarono l’apertura di un asilo “per dar ricetto ed alimento, nonché per l’educazione e l’istruzione ai fanciulletti del popolo che non di rado sono lasciati in abbandono nelle proprie case, mentre i genitori sono dal bisogno costretti a procacciarsi il vitto giornaliero col sudor della fronte…”. Il Sindaco Vittorio Guzzoni diede seguito alla richiesta e, tramite un proclama pubblico, sollecitò la generosità cittadina affinché si partecipasse al mantenimento dell’asilo con l’acquisto di quote azionarie annue. Non risultando, però, sufficiente questa entrata, il Comune si accollò le spese restanti.

Per la sicurezza dei fanciulli, la scelta dei locali cadde sul piano terra dell’ex Convento di san Francesco, che permetteva di usufruire del cortile interno non acciottolato e dell’entrata comoda e protetta sotto i portici. Nel contempo, anche la via attigua fu denominata via Asilo infantile (oggi via Roma). Sorto sotto il segno della precarietà, l’asilo cominciò a beneficiare di offerte in natura (legna, canovacci, grembiuli, fazzoletti, vestiti) effettuate da una quarantina di cittadini. All’inizio i fanciulli d’ambo i sessi ammessi furono 79, con due maestre e un’inserviente con incarico triennale. Nel 1883 l’Asilo ricevette l’autorizzazione a denominarsi “Asilo Regina Margherita”, e con la successiva sua erezione in “Ente morale”, si poterono ottenere maggiori elargizioni cittadine e anche alcuni lasciti testamentari che migliorarono l’opera educativo-assistenziale.

Dopo circa un sessantennio l’amministrazione comunale decise di trasferire l’Asilo in altra sede, e a tal scopo venne ristrutturata la casa natale di Antonio Allegri, in via Borgovecchio, che nella seconda metà dell’Ottocento era stata acquistata da un consorzio di ventuno cittadini e poi donata al Comune. Questa sede rimase dal 1932 fino al 1964, quando, grazie al consistente patrimonio lasciato per testamento dall’avvocato Arnaldo Ghidoni, nel 1956, nella campagna di Mandriolo si potè aprire  un “Ricreatorio estivo”. Nel 1964 l’asilo infantile fu trasferito nella casa padronale di Ghidoni, dove cambiò l’intitolazione col nome del benefattore.

Da quegli anni in poi la finalità educativa dei servizi all’infanzia si affinò grazie al contributo pedagogico del correggese Loris Malaguzzi che fece meritare alle scuole materne reggiane il titolo di “scuole più belle del mondo”.

Nell’ambito religioso, il primo Asilo, denominato “Asilo Suore Cappuccine”, fu aperto nel 1915 in via del Carmine. Di seguito, nel 1941, fu costituito l’ “Asilo casa Divina Provvidenza”, con sede in corso Cavour, tenuto dalle suore Mantellate Serve di Maria. Nel 1960, su iniziativa di un altro benefattore, fu realizzata la scuola dell’infanzia “Giovanni e Margherita Recordati” in via Gambara.

Il grande pedagogista Loris Malaguzzi, correggese di nascita

Loris Malaguzzi (1920-1994), pedagogista e insegnante, credeva fermamente che ciò che i bambini apprendono non discenda automaticamente da un rapporto lineare di causa-effetto tra processi di insegnamento e risultati, ma sia in gran parte opera degli stessi bambini, delle loro attività e dell’impiego delle risorse di cui sono dotati.

Fabrizia Amaini

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