Ascolta come mi batte forte il tuo cuore

La donazione come atto d’amore, una famiglia per esempio

Con le parole di Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996, sono state ringraziate nei mesi scorsi le associazioni e le persone che attraverso le loro donazioni hanno contribuito a rendere possibile la realizzazione di Casa Mia, una casa nata per accogliere persone con disabilità.

L’articolo 118 della Costituzione Italiana prevede: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. Tra i vari modelli è però importante che si sviluppi una sussidiarietà circolare che non preveda sostituzioni di ruoli ma condivisione di quote di sovranità e cioè che pubblico, privato e fondazioni, associazioni collaborino insieme per migliorare la qualità delle prestazioni e dei servizi. Una comunità è socialmente “ricca” quando riesce ad occuparsi delle fragilità con risposte differenziate che nascono dai bisogni e accompagnano i desideri delle persone e delle famiglie cercando di dare risposta ai vari “progetti di vita”.

Le Fondazioni Dopo di noi spesso vengono costituite dalle famiglie dei portatori di handicap preoccupate per la qualità di vita futura dei loro figli. Nascono dal bisogno di garantire serenità futura ma anche dal desiderio di sperimentare forme innovative di organizzazioni familiari che esaltino l’autonomia e la realizzazione delle persone che vi partecipano. Casa Mia è il risultato finale di un lungo percorso iniziato nel 2008 con la costituzione della Fondazione Dopo di Noi e con le numerose esperienze maturate nel corso degli anni per sperimentare varie modalità gestionali e diversi percorsi residenziali.

Alla raccolta dei fondi necessari per la costruzione ha concorso “il mondo intero” animato dalla socialità, dall’altruismo, dalla volontà di aiutare chi realmente ne ha bisogno. Sono scese in campo le istituzioni: la Regione Emilia Romagna ha assegnato un contributo di 120.000 euro, il Comune di Correggio ha messo a disposizione l’area in diritto di superficie, gli altri comuni del distretto hanno fatto la loro parte.

La Fondazione Manodori di Reggio ha deliberato la concessione di 35.000 euro, la Banca Popolare dell’Emilia Romagna (BPER) ha elargito un cospicuo contributo. Molte associazioni di volontariato hanno contribuito in modo consistente: Riomania, Laghetti di Cà de frati, Gruppo feste PD Rio Saliceto, Festa del pesce di Novellara, Volontari di Campagnola, Sport e Solidarietà di Correggio, Auser e molti altri. Andria si è assunta l’incarico della progettazione e della gestione tecnica della realizzazione.

I tecnici intervenuti hanno prestato le loro competenze gratuitamente. Alcune famiglie di ragazzi disabili hanno dato il loro contributo. Ma quello che più ha stupito e incoraggiato è stata la solidarietà e la partecipazione di molti singoli cittadini e di imprese, che hanno voluto partecipare attivamente a questo progetto.

La nuova sfida è quella di ottenere dalle famiglie interessate, dalle associazioni e dalle persone generose i fondi per poter gestire queste Famiglie sviluppando interessanti progetti sociali. La gestione di queste Case necessita di ingenti risorse per garantire la necessaria qualità assistenziale e lo sviluppo di progettualità mirate, incentrate sugli aspetti umani ed “esperienziali”. In questi giorni la fondazione Dopo di Noi ha ricevuto un’altra importante donazione da parte di Silvano Saccani e Adele Gambarati, che hanno devoluto tutto il patrimonio familiare per questa finalità.

È bello pensare che nel cuore di queste Nuove Famiglie pulsi il cuore dei donatori e che all’interno di queste case sia fissata in modo indelebile la memoria di quanti hanno concorso e concorrono alla realizzazione di un grande sogno che è diventato realtà.

Ascolta come mi batte forte il tuo cuore.

 

UNA FAMIGLIA… PER ESEMPIO

La famiglia costituita da Silvano Saccani e Adele Gambarati ha dedicato la propria vita al lavoro con sacrifici e onestà. Una vita passata insieme per cinquant’anni, purtroppo segnata nel 2002 dalla perdita del loro unico figlio Roberto, morto in un tragico incidente all’età di 32 anni. Era un ragazzo vitale e molto attento all’associazionismo, socio fondatore di Riomania. A lui Riomania ha dedicato una raccolta fondi e ha realizzato insieme all’Amministrazione un campo di calcetto e uno di basket. I due genitori, rimasti soli, hanno dovuto affrontare lunghi periodi segnati da malattie incurabili e lo hanno fatto con dignità e coraggio. Hanno deciso di comune accordo di destinare il risultato del loro lavoro e dei loro sacrifici ai ragazzi e alle ragazze con difficoltà. Il loro patrimonio ha un valore superiore ai 300.000 euro. Un ruolo importante in questo percorso lo hanno avuto i parenti, che hanno accompagnato la famiglia rispettando le sensibilità e le scelte. Non eroi ma persone d’oro.

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