Antichi mestieri: filatura e tessitura

Le due immagini risalgono agli anni Trenta. Ambedue portano alla luce un antico e basilare mestiere del passato: la tessitura.

Una foto mostra due grandi telai orizzontali in legno, indubbiamente molto antichi. Al lavoro siedono due donne di evidente esperienza, che guardano l’obiettivo con piglio quasi indifferente. L’ambiente è molto alto e capiente, ed è probabile contenga altri telai e altre lavoranti. Potrebbe trattarsi di un’industria tessile correggese di inizio Novecento. Sulla parete a tergo delle due artigiane, in alto, pendono le bandiere tricolori col vessillo sabaudo, e alla sinistra della foto sono posti in esposizione alcuni manufatti legati col nastro e pronti alla consegna o alla vendita.

L’altra foto presenta un gruppo di otto giovinette che fanno da corona a un piccolo telaio, che pare essere l’utensile di prim’ordine. Le bambine vestono con la medesima divisa, dunque potrebbe trattarsi di un orfanotrofio, o di una scuola laboratorio per l’apprendimento dell’arte della filatura e tessitura. Si ricordi che dal 1863 esisteva in Correggio un orfanotrofio femminile, eretto grazie alla donazione della patrizia correggese Caterina Contarelli, che ospitava e allevava bambine orfane, insegnando loro un mestiere che le potesse preparare all’ingresso in società.

La tessitura era un’arte riservata alle donne, essenziale e indispensabile per la vita del passato, che avveniva sotto la direzione di maestre del mestiere o, nell’ambiente rurale, di madri e nonne. Nelle campagne, e non, ogni donna, ultimati i lavori domestici, sedeva davanti al telaio a pedali e con l’uso dei piedi e delle mani trasformava in tessuto i fili di fibre vegetali coltivate nei campi, o la lana delle pecore e delle capre delle masserie.

Verso la fine dell’ottocento, le tessitrici cominciarono a fornire mercanti paesani e forestieri di scialli, lenzuola e asciugamani. Ma ciò che più le gratificava, dal punto di vista economico, era la confezione di corredi nuziali per le figlie di famiglie agiate, a cui la tradizione imponeva un certo numero di capi.

I primi telai apparvero nel neolitico ed erano costruzioni molto semplici, poco più di una intelaiatura rettangolare costruita con rami o pali di legno, messa in posizione verticale. La tensione dei fili di ordito era ottenuta tramite pesi, in argilla o pietra, che si trovano numerosissimi negli scavi archeologici. L’immagine di questo tipo di telaio è rappresentata sui vasi Greci, spesso abbinata all’immagine di Penelope

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