Anselm Kiefer

Venezia, Palazzo Ducale, fino al 29 ottobre

L’Arte Contemporanea entra anche a Palazzo Ducale con l’attesa installazione di uno dei più importanti artisti tedeschi viventi, Anselm Kiefer: la mostra avrà luogo nella Sala dello Scrutinio, dove sono state allestite trentatre monumentali tele a confronto con il ciclo decorativo del Palazzo. In questo modo si sottolinea il ruolo dell’arte contemporanea nella riflessione su temi universali, che trascende Venezia per aprirsi a visioni filosofiche attuali permettendo di misurare la capacità di questo luogo-simbolo della Repubblica Serenissima, che si conferma un centro di cultura viva e non solo memoria.

Legata alle celebrazioni per i 1600 anni dalla fondazione di Venezia, la mostra riporta il sigillo di un titolo ripreso dagli scritti del filosofo veneziano Andrea Emo (1901-1983): Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce. Il riferimento è al devastante incendio che nel 1577 distrusse l’intera decorazione della sala: il Senato della Repubblica fu costretto ad incaricare artisti del calibro di Tintoretto, Palma il Giovane e Andrea Vicentino per ridipingere, sulle pareti della Sala dello Scrutinio, la gloria di Venezia, per mare e per terra. Il sottotitolo della mostra ricorda che questi dipinti post-incendio, come nel disegno ineluttabile della vita, nascono dalla negazione, dalla cancellazione di altri cui si sovrappongono, e che anche la pittura di Kiefer sarà destinata a morire quando si allontanerà da Palazzo Ducale.

Una mostra che mette al centro Venezia come imponente affresco contemporaneo, non come oggetto da celebrare, piuttosto come grande metafora di transiti e passaggi di culture tra Oriente e Occidente, come pretesto per una narrazione che riporta in superficie la stratificazione di miti millenari, di solitudini e inquietudini a cui Kiefer dà forma attraverso una nuova epica, dagli accenti gravi com’è l’oscurità del nostro tempo. L’artista lascia alla sensibilità del singolo l’interpretazione dei suoi segni e dei simboli, ciascuno con un’etichetta col nome di un Doge. E su tutto svetta il vessillo del Leone marciano. Una pittura materica che si fa viva, dove si impastano paglia e corda, acrilico, resina, acciaio, legno, foglia d’oro, scarpe e filo metallico. Il tema del viaggio si ingloba a quello delle migrazioni, la distruzione, le tragedie, la memoria sembrano indicare che tutto è già stato eppure sta per accadere. E l’arte, ancora una volta, ha la capacità di testimoniare il presente ponendo domande sul futuro dell’umanità.

 

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