Animali travestiti da figli

Animali travestiti da figli

Michele Serra per Primo Piano

Michele Serra è giornalista, scrittore e umorista. Dal 2001 tiene su Repubblica ogni giorno la rubrica L’amaca. È stato ospite di Primo Piano a Correggio e in quell’occasione gli avevamo chiesto di collaborare con il nostro mensile: avevamo addirittura ipotizzato una rubrica intitolata L’amoka. Questo pezzo sugli animali, che ha scritto appositamente per i lettori di Primo Piano, risponde a quell’invito scherzoso.

«È il più grande caso di travestimento della storia. Gli animali travestiti da simil-umani: da figli, da bimbi e bimbe, da guardie del corpo, da amanti, da giullari, da comparse di un film dai forti risvolti comici: Pet Story. Cani, gatti e altre bestie deportati dalla loro condizione naturale e promossi (o retrocessi) a surrogati del genere umano. Una recita di massa fatta di vestitini, lettini, giochini, terapie dallo psicologo, attribuzione di sentimenti, atteggiamenti, bisogni che in natura non hanno corrispondenza alcuna, e sono puro artificio indotto dall’uomo, incapace di riconoscere alla natura la sua autonomia.

Per attendere che alla natura venisse riconosciuta sovranità si dovette aspettare, grosso modo, l’Illuminismo: quel genio di von Humboldt, girando il mondo da scienziato entusiasta quasi mezzo secolo prima di Darwin, prima intuì e poi spiegò che la natura non è la serva dell’uomo; semmai l’esatto contrario, la natura è domina, e noi ne siamo parte. Una parte ingombrante. Una parte importante. Ma solo una parte. Nacquero con von Humboldt le scienze naturali.

Ci è voluto poi il consumismo compulsivo per risalire a ritroso la scala della ragione. L’antropizzazione degli animali a uso domestico, da millenaria simbiosi utilitaristica tra cacciatori (homo sapiens e canis lupus) è diventata una specie di folle caricatura. Mano a mano che sale l’opulenza e scende il tasso di fertilità, cani e gatti – e conigli, e pony, e quant’altro riusciamo a trasformare in giocattoli animati – invadono le nostre case come una prole più comoda, più obbediente, più manipolabile. Non molto meno costosa di un figlio, però, visto che ci sono cani che vanno dal coiffeur, e cappottini di cachemire e cibi raffinati per povere bestie che, potessero, preferirebbero vivere secondo la loro natura gagliarda, boschiva, furtiva, predatoria. L’opposto del ninnolo domestico o dello scroccone da divano».

Michele Serra

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