Alla ricerca della pace perduta

I tanti no alle armi del giornalista Nico Piro, ospite di Casa Spartaco

La guerra non è che “sangue, sudore e merda”, scrisse sul Times di Londra l’inviato di guerra William H. Russell nel 1854. Lo ha ripetuto Nico Piro ad un pubblico numeroso durante un incontro organizzato da Casa Spartaco, Anpi e Donne in Nero, tenutosi lunedì 5 settembre presso la sede di Casa Spartaco a Budrio. L’occasione è stata la presentazione del suo ultimo libro, “Maledetti pacifisti – Come difendersi dal marketing della guerra”. Erano presenti Giuseppe Lini, presidente ANPI e Rina Zardetto di Donne in Nero. Nico Piro è giornalista ed inviato della redazione esteri di Raitre. È da poco stato ospite del Festival di Emergency a Reggio Emilia. Non si ritiene pacifista ma è convinto che le guerre non risolvano i problemi anzi, li moltiplichino e che alimentare un conflitto fornendo armi, non sia la soluzione. I conflitti in Afghanistan, Iraq, Libia hanno prodotto un numero enorme di vittime senza risolvere il problema del terrorismo, vedi gli attentati di Bruxelles e Bataclan, e della mancanza di democrazia, vedi il ritorno dei talebani a Kabul. Piro sostiene che, non esistendo controllo, conosciamo solo in parte la destinazione delle armi che l’Europa e l’America forniscono ai belligeranti, mentre il resto alimenta il contrabbando finendo in mani sconosciute. Esiste anche sempre il rischio che un “incidente” amplifichi il conflitto ad altri Paesi. In Italia egli osserva un “pensiero unico bellicista” che bolla come filorusso chiunque, compreso il Papa, osi dire che l’unica soluzione giusta sono le trattative di pace. Vede in atto il tentativo da parte della politica e degli opinionisti di “venderci”, attraverso notizie più o meno enfatizzate, il prodotto guerra, il marketing della guerra appunto. La paura, continua Piro, è che se oggi non si può essere contro la guerra perché altrimenti si viene tacciati di essere amici del nemico, quale sarà domani il tema per cui non sarà possibile esercitare il diritto di critica? Per l’Afghanistan l’Italia ha sacrificato cinquantacinque vite e speso otto miliardi di euro, ma non è stato fornito nessun resoconto all’opinione pubblica. Allo stesso modo non sappiamo quali voci di spesa saranno tagliate per coprire l’ultimo aumento delle spese militari al 2% del PIL: scuola, sanità? Rina Zardetto sottolinea nel suo intervento che l’Italia fornisce armi all’Ucraina in palese violazione dell’articolo 11 della Costituzione e senza discussione in Parlamento. Nico Piro spiega di essere critico con la scelta dell’Europa di fornire armi all’Ucraina anche per un motivo pragmatico: Regno Unito e Stati Uniti sono i principali finanziatori del conflitto (tredici miliardi di dollari), mentre il Vecchio Continente ha fornito “spiccioli” che sicuramente non hanno fatto la differenza ma le hanno precluso la possibilità di essere lei, l’Europa, il mediatore di pace, lasciando a Erdogan, un dittatore come Putin, questo compito. Se l’invio delle armi non è la soluzione quale altra potrebbe essere? La risposta di Nico Piro è stata la diplomazia e la volontà politica. Il corridoio navale sicuro per i cargo di grano salpati da Odessa e quello umanitario per far uscire i civili dalla fonderia Azovstal assediata sono gli esempi che la diplomazia funziona se c’è la volontà politica, nei casi citati con l’intervento di ONU e Croce Rossa. In chiusura, le ultime considerazioni di Nico Piro possono essere così riassunte. Nessun dubbio che Putin sia un dittatore e vada condannato per aver invaso l’Ucraina. La pace non è un “sottoprodotto della guerra” ma uno strumento per prevenire le guerre: andava coltivata per evitare anche quest’ultimo conflitto. Non esiste una guerra epica, il bene contro il male, e non parliamo di crimini di guerra perché la guerra tutta è un crimine contro l’umanità e, come diceva Gino Strada, deve essere abolita.

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