Al cuoco, al cuoco!

Al cuoco, al cuoco!

Al cuoco, al cuoco!

Lorenzo Tirabassi è stato uno dei protagonisti della scorsa stagione di Hell’s Kitchen

Al cuoco, al cuoco!

Lorenzo Tirabassi durante una prova a Hell’s Kitchen

Hell’s Kitchen è un programma televisivo nato nel 2005 come risposta americana al britannico Masterchef.
In Italia è trasmesso dal 2014. L’ultima edizione, la quarta, è andata in onda fra il 3 ottobre e il 21 novembre 2017 su Sky Uno.
Ne parliamo su Primo Piano perché lo chef correggese Lorenzo Tirabassi è stato uno dei protagonisti indiscussi dell’edizione appena conclusa.
Con grande disponibilità Lorenzo ha accettato di raccontarci la sua esperienza a questo reality-talent-show.

Ciao Lorenzo, come ti è venuta l’idea di partecipare ad Hell’s Kitchen?
«L’idea non mi è venuta neanche lontanamente. Lavoro tutto il giorno, e non seguo sempre i programmi televisivi: sono stati loro che mi hanno chiamato. La produzione mi ha contattato su facebook: mi hanno cercato, io ho accettato, ho mandato il curriculum e ho fatto due casting, li ho passati e sono entrato fra i venti finalisti».

Come funzionavano i casting?
«Nel primo casting dovevo raccontare la mia vita e portare un piatto già pronto. Ho portato un’ombrina cotta a bassa temperatura (75 gradi) con sopra la sua pelle fritta. Poi avevo fatto una crema di zucca e avevo coperto con del guanciale croccante.
Il secondo casting invece era un live cooking, dove io dovevo cucinare nella cucina di Hell’s Kitchen. Ho fatto i canederli di mortadella, con crema al parmigiano reggiano e perle di aceto balsamico.
Il secondo casting è stato un po’ difficile perché i fuochi si spegnevano e io ero convinto che non mi avrebbero preso. E invece, dopo quasi un mese, mi hanno chiamato: “Lorenzo, sei fra i venti finalisti”».

Quanto tempo sono durate le registrazioni del programma?
«Io sono stato a Milano (nella zona Expo) un mese, e abitavo in un loft insieme con gli altri concorrenti».

E com’è la giornata-tipo durante questo mese di registrazione?
«Non so a che ora ci svegliavamo di preciso perché non avevamo la possibilità di vedere né orologi né cellulari né altro. La giornata aveva moltissimi tempi vuoti. Fra un momento vuoto e l’altro registravamo il programma. Eravamo in un mondo parallelo… Fra una registrazione e l’altra ci guardavamo in faccia, passeggiavamo in giardino, parlavamo di cose strane, di cucina… [sorride]».

Cos’è cambiato dopo questa esperienza? Sei contento di avervi partecipato?
«È cambiato che ho molti più follower su instagram. [ride] Sono passato da 600 a 3360 follower in due settimane. Non pensavo che l’Italia seguisse così tanto questo programma.
Molta gente c’è rimasta male quando sono uscito, non pensavo. Ho sentito molto affetto dal pubblico… m’han detto: “come stai Lorenzo? mi dispiace che sei stato male, potevi vincere!”
Perché dovevo quasi vincere… probabilmente dovevo andare in finale con Mohamed! Ma poi è successa quella cosa lì».

Vuoi raccontarci cos’è successo durante la settima puntata?
«Un insieme di cose… non ero abituato alle telecamere, poi mi sentivo un po’ preso in giro. Cracco mi prendeva in giro con la mortadella, va bene una, due volte… era diventato un po’ pesante: adesso l’ho presa in ridere, ho l’hashtag #mortadellahk, ma prima mi aveva preso male perché sempre questa mortadella, mortadella, mortadella… mi ha dato fastidio.
Già dal giorno precedente la settima puntata ero un po’ giù, poi la notte ho avuto delle palpitazioni al cuore, però non ho detto niente perché se no mi lasciavano a casa, e niente, alla fine, durante la settima puntata sono crollato».

Era una puntata anche particolarmente stressante…
«Era la semifinale: io lì dovevo mettere tutto me stesso, però ho avuto questo grosso problema e… mi è dispiaciuto tantissimo. Ho passato otto ore in
ospedale dove il medico di Hell’s Kitchen mi ha detto che per motivi di produzione non potevo continuare… e io lì mi sono messo a piangere.
Dopo sono tornato, con la mia fidanzata, come primo ospite dell’ottava puntata, la finale».

Che peccato. Te l’eri cavata benissimo fino a quel momento lì.
«Sì. Infatti Tommi mi voleva mettere fuori. Aveva paura di me, e faceva bene ad averne. Ho fatto dei piatti niente male! [ride] Ho fatto un piatto col cioccolato, il pane e il salame con la paprika… quindi… bisogna essere un po’ sul pezzo. [ride] Il mio pregio è che riesco ad inventare un piatto con qualsiasi cosa. Lo sto vedendo adesso anche al lavoro: io apro la cella frigo alla mattina e guardo cosa c’è che mi può interessare, invento e faccio il piatto».

Questa abilità ce l’avevi anche prima, e dopo Hell’s Kitchen è migliorata oppure l’hai imparata in tv?
«Questa abilità ce l’ho sempre avuta.
L’ho presa da mio papà. Anche lui è artigiano e inventa tutte le cose che gli servono. E adesso è aumentata, perché ad Hell’s Kitchen devi proprio pensare sul momento. Tu hai il tuo prodotto iniziale, che il mio era la mortadella, poi ogni dieci minuti Cracco alzava la cloche e c’erano: verdura, latticini, pesce, frutta. E io ogni dieci minuti dovevo aggiungere questo ingrediente alla mortadella. Ho fatto un millefoglie di mortadella con la gallinella (che è un pesce), con la zucchina, la menta. Sopra ci ho messo la pera caramellata ed essiccata e poi la crema di parmigiano reggiano. Ed è andata bene: l’unico punto fatto dalla squadra».

CREDO CHE CRACCO ABBIA VISTO QUALCOSA IN ME

E Cracco? Com’è di persona?
«Cracco secondo me ha visto qualcosa in me. Mi spronava sempre. Avrà visto qualcosa in me di sicuro. Cracco è così come si vede in tv, però ci riesci a parlare tranquillamente, cioè: non proprio “ciao Cracco”, ecco, ma “salve chef”… [ride]».

Com’è cambiato il tuo lavoro al ritorno dal programma?
«Io lavoro a La bottega del pesce – shop & risto di Rio Saliceto da tre anni, mi trovo bene, facciamo solo pesce. Da quando sono stato a Hell’s Kitchen c’è gente che viene anche da Milano per vedermi. Anche i miei datori di lavoro erano contenti che facessi questa esperienza: soprattutto uno dei due!
L’altro non era contento perché se vincevo andavo via, sei mesi al resort di Hell’s Kitchen in Sardegna. Invece sono stati fortunati, non ho vinto… però sono andato molto avanti! Sono arrivato alla “giacca nera”, che è molto importante, solo gli ultimi cinque hanno raggiunto questo traguardo. Al lavoro la gente viene e chiede di fare la foto con me… ed è bellissimo. Anche quando vado a ballare in discoteca, mi fermano e mi chiedono se sono quello di Masterchef e io rispondo: “No, di Hell’s Kitchen!” Perché la gente dice Masterchef per dire tutti i programmi di cucina. Però adesso ho un contratto con Sky che dura fino a sei mesi dopo l’andata in onda del programma, quindi io non so che cosa mi potrebbero far fare, se pubblicità o non so… sono in mano loro».

Alla Bottega del Pesce sei tu che decidi il menù?
«Sì. Il menù del pranzo sono due primi e due secondi inventati da me (oltre a tutto il banco gastronomia e a tutto il banco del fresco). La carte della sera invece è un menù più complicato e sono piatti più pensati».

Sono appena passate le feste di Natale: hai cucinato tu i cenoni natalizi per la tua famiglia?
«Il 24 preparo la roba al ristorante e la porto a casa. Mi piace cucinare la carne, mentre amo meno fare i dolci».

Ti va di regalare una ricetta ai lettori di primo piano?
«Un salmone alla mediterranea. Prendi il salmone, lo tagli (30 o 40 grammi a porzione), lo lasci marinare pochissimo in olio e limone, lo metti sulla carta forno, ci spargi i pomodorini e le zeste (bucce) di arancia e lime o limone, due olive taggiasche, un po’ di sale, un po’ di olio a piacimento e del basilico, metti in forno a 180° per venti minuti (o forse anche meno). A parte fai una salsa con yogurt, cetriolo, zenzero, impiatti e lo servi: un piatto per le feste, leggero e gustoso».

Matteo De Benedittis

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