A una giovane correggese piace… Giove

Chiara Castagnoli, astrofisica, studia le aurore del pianeta gigante

«Chiara? Un genietto!» afferma sicuro mio nipote Saverio, canolese come lei e di qualche anno più giovane. «Quando non capivo un’equazione, un salto da lei e tac, capito». Chiara Castagnoli, il genietto, è oggi ricercatrice spaziale. Lavora a Tor Vergata di Roma, nella sede dell’INAF (Istituto Nazionale di Astro Fisica), più precisamente in IAPS (Istituto Astrofisica Planetaria Spaziale, branca di INAF) e si occupa del più grande pianeta del nostro sistema solare: Giove. Per questa dolce trentaduenne correggese tutto cominciò al Liceo Rinaldo Corso, dal quale uscì, naturalmente con il massimo dei voti e un grande interesse per la relatività. La teoria di Einstein fu galeotta nel segnare il suo percorso universitario: triennio di fisica a Modena e poi laurea magistrale a Bologna in “Fisica del Sistema Terra”. Più che la crosta terrestre è l’atmosfera ad attrarre Chiara. Di qui un salto nello spazio verso altre atmosfere planetarie ed è fatta. Dall’Alma Mater la dottoressa Castagnoli si congeda con una tesi sulle “Aurore di Giove”. Tesi brillante come l’alba del suo nuovo cammino: supera subito il concorso per un posto da assegnista di ricerca all’INAF-IAPS e le aurore di Giove diventano oggetto di un lavoro che l’assorbe pienamente e le piace sempre di più. Chiara frequenta anche il dottorato in “Astronomia, Astrofisica e Scienze spaziali” all’Università di Tor Vergata: un mix impegnativo di studio e lavoro il suo, tutto rigorosamente in lingua inglese. E così da più di dieci anni, Giove pianeta, evocando il vizietto di Giove dio dell’Olimpo, s’è preso Chiara. Un rapimento quasi fatale che le lascia un po’ di tempo solo per gli affetti correggesi, la musica e, soprattutto, la fotografia.

«Faccio parte di un bel team di cervelli che si basa sui risultati di JIRAM (Jovian Infra-Red Auroral Mapper), uno strumento Made in Italy situato su una navicella spaziale della NASA in orbita attorno a Giove dal 2016. Il nome della navicella è Juno, cioè Giunone, la dea che sorvegliava l’infedele marito. JIRAM è uno spettrometro ad immagine che opera nell’infrarosso, progettato da Leonardo S.p.A (ex Finmeccanica) e targato ASI, l’Agenzia spaziale italiana. Nella ricerca e nell’innovazione per l’aerospazio l’Italia vanta dei primati europei e mondiali importanti» mi dice. E continua: «Giove ha un diametro che è undici volte quello della Terra, una massa pari a due volte e mezzo quella di tutti gli altri pianeti messi insieme. È un gigante gassoso, dove elio e idrogeno la fanno da padrone, come sul Sole, cui somiglia tanto, sì da essere definito una stella mancata. Ancora tanti misteri lo avvolgono: per esempio se nasconda un nucleo duro. Giove ha un campo magnetico e un campo gravitazionale fortissimi, una specie di aspiratutto che tiene pulito lo spazio del sistema solare dai detriti in circolazione, un bel servizio anche per la Terra. Si pensava che la navicella Juno sarebbe stata distrutta dalle radiazioni gioviane, potentissime. Invece ha retto ed è la nostra fortuna, perché ci consente di portare avanti le ricerche sull’atmosfera del pianeta e dei suoi satelliti». I satelliti sono come la nostra Luna? E l’aurora di Giove somiglia a quella boreale che si vede in Lapponia? Chiedo sommessamente. «Giove ha tanti satelliti o lune, settantanove finora rilevati, tra cui i quattro più vicini al pianeta, detti galileiani: Ganimede, Europa, Io e Callisto, nomi che rimandano alle vittime dei rapimenti di Giove divinità. Le aurore gioviane sono venti volte più intense di quelle che osserviamo sulla Terra. A differenza di quelle terrestri, che sono generate principalmente dal vento solare, le aurore di Giove sono dovute anche alla continua produzione di particelle cariche all’interno su magnetosfera, che impattando con la ionosfera del pianeta generano i fenomeni luminosi che indaghiamo. Si creano anche dei pertugi, detti
hot spot”, che consentono allo strumento di osservare l’atmosfera di Giove più in profondità». Chiara mi stimola a guardare meglio all’insù: anche solo con un potente binocolo si può vedere Giove con le sue quattro lune. Dopo Venere è Giove il corpo celeste più luminoso in cielo, ben visibile ad occhio nudo. Promesso lo farò. Tutto il giorno davanti a un telescopio, non è un po’ noioso Chiara? «Io sto davanti a un monitor di PC che riceve le misure effettuate dalla sonda in orbita. Annoiarmi? Per nulla. Vado anche in giro per il mondo, per belle occasioni di crescita: poco fa a San Antonio in Texas con alcuni rappresentanti della NASA. Un’esperienza bellissima. Poco prima a Granada in Spagna, per un meeting di ricercatori gioviani come noi». Dunque in INAF si respira, è il caso di dirlo, una bella atmosfera!
E l’utilità di questo lavoro? «La ricerca astrofisica non ha un’utilità immediata, come tante altre branche della ricerca pura. Attraverso le nostre indagini raccogliamo elementi per capire com’è nato e com’è fatto il pianeta più anziano e quindi, com’è nato e come funziona il sistema solare. Ci sono ancora tanti misteri da svelare. Ma il tutto riguarda anche la Terra, credimi. Costruiamo dei modelli (dite a Saverio che le equazioni servono!) e poi verifichiamo se a quel modello si adatta la realtà. Senza questo metodo di ricerca, per esempio, l’ho capito fin dal Liceo, la fisica quantistica non sarebbe mai nata, con le tante ricadute positive che ha avuto sulla nostra vita». Da Correggio a Giove, beh, di strada ne hai fatta, vero? Grande Chiara! «Mannò. Invece mi sento piccola, piccola. Miliardi di stelle, miliardi di anni, milioni di sistemi solari, migliaia di esopianeti: lo spazio è sterminato e ti rendi conto che tutto nel cosmo, la nostra vita, quella che c’è sulla Terra e che non c’è su Giove, è frutto di un equilibrio provvisorio, dovuto ad un’infinità di variabili. Quando tra quattro o cinque miliardi di anni il Sole avrà esaurito il suo combustibile e si spegnerà; quando già prima la vita sulla Terra non sarà più possibile; ecco, pensiamoci. Consideriamoci fortunati a vivere nell’equilibrio di oggi e comportiamoci di conseguenza, amando e rispettando il cosmo, la natura, la vita, la Terra». C’è acqua su Giove? «Sembra di sì. Si sta cercando tra le nubi della sua atmosfera. Te lo dirò». Uno scoop di Primo Piano, chissà! Se intanto almeno quel mitico dio dell’Olimpo, Giove pluvio, ce ne mandasse un po’ di più a Correggio! E concludiamo la nostra conversazione con un sorriso.

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