A Progeo l’innovazione è farina del suo sacco

La coop inaugura a Correggio l’ex mangimificio Storchi

Tre anni fa Primo Piano ha dato notizia dello sbarco a Correggio del gruppo “PROGEO”, già ampiamente presente presso la clientela agricola locale, con l’acquisto della storica impresa STORCHI MANGIMI”, società fondata nel 1960 da Wando Storchi. Il primo laboratorio della Storchi era in via Alighieri, quando a Correggio esistevano una dozzina di produttori e di magazzini di vendita di mangimi; poi venne costruito il moderno stabilimento in via dell’Industria. In autunno PROGEO inaugurerà il rinnovato polo produttivo, che ha subito un intervento di ristrutturazione e ampliamento con una spesa di 5,5 milioni di euro. La forte interconnessione ed automatizzazione dei processi di produzione, oltre all’aggiunta di un’ulteriore torre di produzione e stoccaggio, permette allo stabilimento correggese di produrre oggi 850.000 quintali di mangimi con dieci addetti su due turni di lavoro, con ulteriori capacità di crescita potendo aggiungere un terzo turno. Una realtà importante all’interno del Gruppo, che, con i suoi quattro stabilimenti, è una tra le prime società nazionali di mangimistica e leader nell’area del parmigiano-reggiano, tanto da realizzare l’ambizioso obiettivo di incremento produttivo lanciato col piano aziendale 2017 – 2022. Sulla copertura dello stabilimento verrà installato un impianto fotovoltaico.

Approfittiamo di questo consuntivo industriale per ragionare col presidente di PROGEO, Graziano Salsi, sui problemi che ha dovuto e dovrà affrontare l’azienda. Del resto la sua particolare struttura d’impresa, articolata in tre aree d’affari (oltre alla mangimistica per allevamenti zootecnici, sono presenti anche il molitorio e la raccolta cereali), consente di gettare uno sguardo sullo stato dell’agricoltura emiliano-romagnola.

Inflazione, mercato dei cereali e situazione geopolitica sono problemi complicati da gestire per un’impresa agricola.
«L’inflazione, com’è noto, è stata provocata dalla ripresa della domanda dopo il periodo di apnea vissuto dai mercati per la pandemia. Oltre all’oggettiva forza d’inerzia che le imprese hanno dovuto superare, da un punto di vista organizzativo, per far crescere di nuovo il volume delle produzioni, ci sono stati anche fenomeni speculativi per rifarsi dei difficili anni precedenti. Da novembre in poi la situazione però si è invertita. Oggi il costo delle materie prime alimentari a livello globale è in discesa e i prezzi stanno tornando ai livelli pre-inflazione. Questo porrà ai produttori di cereali in particolar modo un problema di bilancio, con riduzione della redditività, perché i costi di produzione sono stati sostenuti ancora nella precedente fase di acquisto dei mezzi tecnici. Comunque non c’è carenza di beni e si tornerà al normale meccanismo di domanda e offerta».

Poi, a complicare le cose, ci s’è messa l’invasione russa e la guerra sul commercio del grano ucraino.
«Prima del conflitto, in Italia arrivava dall’Ucraina solo il 5% del proprio fabbisogno di grano. Il blocco dei porti ucraini ha avuto un forte impatto sulle economie che si approvvigionavano dall’Ucraina via mare, mentre ha portato le economie del centro-Europa a sostituire col grano ucraino le importazioni da altri paesi, visto che ora la produzione agricola di Kiev deve muoversi via terra. Quindi il nostro paese non ha problemi di approvvigionamento, ma può invece risentire dei riflessi che comunque la guerra produce sul mercato del grano. Infatti, mentre la mangimistica offre prodotti complessi, per mercati molto specifici, in cui ricerca e tecnologie fanno la differenza (e quindi il mercato è frequentato da grandi imprese come PROGEO), il settore molitorio ha a che fare con una materia prima più indifferenziata e scambiabile: grano duro o grano tenero (PROGEO trasforma solo quest’ultimo) e poi mix di altri cereali per farine. Questo fa sì che le dimensioni d’impresa siano meno importanti e che la redditività sia bassa, perché i prezzi di riferimento oscillano secondo gli scambi a livello mondiale».

E infine ci sono i cambiamenti climatici: l’attività di assistenza verso i vostri soci ne verrà certamente influenzata.
«Non solo ora, ma da diversi anni. Ai servizi che PROGEO fornisce per la veterinaria e la programmazione delle colture, per la logistica, per i trattamenti antiparassitari e le concimazioni, per le tecnologie di coltivazione, ha aggiunto il controllo delle filiere dei prodotti dei soci secondo i protocolli dell’agricoltura biologica. Ora il cambiamento climatico nei nostri territori ci obbliga ad accelerare sull’innovazione. Negli ultimi due anni, anche dove non si sono verificate devastazioni com’è accaduto in Romagna, la resa delle colture nelle superfici a cereali si è drasticamente abbassata. Questo è dovuto alla siccità prolungata nei mesi primaverili, che impedisce lo sviluppo delle piante, ed alla successiva insistenza di piogge troppo violente, che provoca malattie nelle radici e moltiplica gli insetti nocivi. Utilizzando sistemi di selezione genetica proponiamo ai nostri soci nuove varietà da coltivare, più resistenti a questi fenomeni. Poi i nostri progetti di ricerca mirano a promuovere il passaggio dai fitofarmaci alla lotta integrata contro le malattie arboree ed a sperimentare nuove tecniche di irrorazione e di coltivazione. PROGEO vede in modo unitario tutti questi problemi, perché dalle coltivazioni locali, come foraggi e cereali, dipende anche l’alimentazione del patrimonio bovino per il parmigiano reggiano». 

Il Gruppo PROGEO

PROGEO sca è una società cooperativa agricola che associa 13.500 singoli agricoltori ed aziende operanti nella produzione agricola e zootecnica, soprattutto in Emilia e nel basso mantovano. Ha sede a Masone di Reggio Emilia ed è nata dall’ unificazione di cooperative nel 1992. È la più grande impresa nazionale di servizi per l’agricoltura e produce mangimi in quattro stabilimenti; in due mulini trasforma i cereali per l’80% conferiti dai soci, ha punti vendita e centri di stoccaggio in tutta Italia. Controlla un gruppo composto da “SCAM S.p.A” che produce fertilizzanti, “INTESIA srl” per la valorizzazione e la commercializzazione dei prodotti dei soci, e “AGRITES srl “che fornisce il supporto tecnico-agronomico e la fornitura di mezzi di produzione ai soci. Il Gruppo, che occupa duecentosettanta dipendenti (oltre a più di cento tra collaboratori, veterinari, fornitori di servizi e agenti), nel 2022 ha dichiarato 389 milioni di euro di valore della produzione, con un incremento del 30% sull’esercizio precedente, ed un utile netto di oltre nove milioni di euro, deliberando un ristorno ai soci per circa due milioni di euro. Circa il 70% dei ricavi è imputabile al settore mangimistico e l’11% a quello molitorio.

Condividi:

Leggi anche

Newsletter

Torna in alto