A j’òm magnê tropa ciocolata

La cultura popolare è un grande serbatoio di saggezza che ci deve servire come riferimento anche per leggere il presente.

La campagna elettorale regionale appena conclusa ci ha fornito diversi motivi di riflessione. Non ricordo di avere mai assistito ad una contesa così dura e così cattiva.

Le grandi trasformazioni economiche e sociali di questi anni hanno fatto crollare i riferimenti ideologici del passato.

Nell’ormai famoso libro L’epoca delle passioni tristi i ricercatori Benasayag e Schmit già nel 2004 ci avevano avvertito di questi cambiamenti. Sono crollate le fedi che ci fornivano speranza in un futuro migliore.

 

È morto Dio e i suoi eredi.

 

Bauman nel libro Retrotopia aveva segnalato la paura del futuro e un pericoloso ripiegamento consolatorio verso il passato. La nostalgia è una malattia antica che già nel Settecento veniva curata.

Quando il presente non ci soddisfa troviamo appagamento nel ricordo di un passato dal quale estrapoliamo solamente memorie positive dimenticando fatiche e sacrifici, sofferenze e dolori.

 

A steven ‘d mei quand a steven pes.

Stavamo meglio quando stavamo peggio.

 

Na volta an gh’iven gnint mo a seren tut cunteint.

Un tempo non avevamo niente ma eravamo contenti.

 

Si sono affermati partiti e movimenti che assecondano un diffuso malcontento e catalizzano consensi con il “vaffanculo” che si oppone a tutto e a tutti o con soluzioni semplici a problemi complessi.

 

Jin tut cumpagn. Tut di leder.

Sono tutti uguali. Tutti ladri.

 

A gh’vol un decis. Cun pochi bali.

Ci vuole una persona decisa. Con poche balle.

 

Progressivamente hanno conquistato consensi in molte regioni. Abbiamo assistito ad una degenerazione dei modi e a episodi emblematici carichi di volgarità. L’inno nazionale cantato dal Ministro dell’Interno in una discoteca sulla spiaggia di fronte a due ballerine discinte. La strumentalizzazione operata senza alcun rispetto per le persone coinvolte da delicati episodi di affido, arrivando ad una spettacolarizzazione vergognosa.

L’Emilia Romagna sembrava ormai destinata ad adeguarsi a questa tendenza nazionale.

Accanto a famiglie in difficoltà che esprimevano disagio e legittime richieste di aiuto da parte di una politica a volte distratta, ve ne erano molte ch’i peinseven ch’a fus seimper dumenica (pensavano che fosse sempre domenica). Non si erano resi conto che stiamo vivendo una congiuntura internazionale che redistribuisce la ricchezza mondiale e che l’Europa dovrà, per forza, fare qualche passo indietro.

 

I magnen i caplet tut i de e i s’lameinten dal brod gras.

Mangiano i capelletti tutti i giorni e si lamentano del brodo grasso.

 

Ve ne erano altri che vivevano con disagio quel che succedeva ma non sapevano come esprimere la loro contrarietà, il loro disappunto. Non trovavano nei partiti e nelle organizzazioni tradizionali il riferimento adeguato e autorevole per rappresentarli.

 

J’eren armes priv.

Erano rimasti paralizzati (incapaci di muoversi).

 

Sembrava ormai certo che avremmo assistito ad una marcia trionfale del Capitano nelle città e nei paesi della regione. Il tutto avrebbe dovuto avere inizio in pompa magna da Bologna. Ma, come dicevano un tempo…

 

Tut i trop i vinen a noser.

Tutte le esagerazioni vengono a nuocere (portano danno).

 

La maledisioun la gira e la torna a chi la tira.

La maledizione gira e ritorna a chi la tira.

 

La volontà di ottenere consensi ha spinto a seminare odio, a scavare nel torbido e a dare legittimazione a posizioni estreme e alla rinascita di ideologie che si ritenevano morte. La violenza ha compattato le fila degli adepti ma ha allontanato e intimorito le persone di buon senso. L’odio e la cattiveria non pagano mai.

 

E così… sono comparse le sardine! Un gruppo di giovani che ha scompigliato ogni cosa. Sono stati loro i primi a sentire il bisogno di dover difendere i valori che sono alla base delle nostre comunità. Hanno capito che si “strappavano i fili invisibili” che uniscono le persone e rappresentano la ricchezza di questi luoghi si sarebbe definitivamente perso un modello sociale eccellente.

Hanno organizzato tutto con grande semplicità, in modo improvvisato e anche un po’ ingenuo ma questa loro idea ha liberato energie, dato spazio alla partecipazione e alla creatività.

In questo momento post-ideologico hanno fissato alcuni “valori di riferimento” comuni, condivisi. Nessuna ricerca di potere. Ideali in primo piano.

Hanno disarmato macchine da guerra comunicative e soprattutto hanno mostrato che “il re era nudo”.

Le sardine hanno fornito una identità coesa e hanno riportato in piazza le persone, i giovani.

Deve essere motivo di riflessione il fatto che gli organizzatori e animatori di questo movimento sono ragazzi venuti in Emilia da altri territori. In questa regione hanno trovato una comunità che li ha accolti e che dava forma, nel concreto, ai loro ideali.

 

Nueter a j’om magne tropa ciocolata…

Noi abbiamo mangiato troppa cioccolata…

 

Abitiamo in una regione che è una eccellenza da molti punti di vista a livello europeo e pensavamo che questo fosse normale. Abbiamo smarrito la coscienza della nostra condizione e pensavamo che tutto fosse garantito per sempre e nessuno ci potesse privare di un modello sociale di cui siamo orgogliosi…

In questi casi mia nonna avrebbe consigliato alcuni alimenti utili a riequilibrare la dieta e soprattutto a recuperare consapevolezza.

 

Et gh’è da magner di landret e dal cioli!!!

Devi mangiare dei landretti (stronzi fatti a capelletti) e del ciolio (stronzo condito con l’olio).

 

Dobbiamo anche prendere coscienza della necessità che una regione evoluta si strutturi da un punto di vista comunicativo. Alla fine di un mandato amministrativo la giunta regionale deve rendere conto alle comunità di quello che è stato fatto attraverso un Bilancio di Responsabilità Sociale e deve misurare con i numeri l’efficacia delle azioni.

 

Il Capitano è convinto di aver perso una battaglia ma di ritornare e vincere la guerra.

 

Per comunicare questa sua certezza e per ringraziare i suoi elettori ha scelto una città carica di significati per chi conosce la cultura popolare emiliana: Vignola, la città delle ciliegie (e dei duroni).

Nell’articolo scritto prima delle elezioni ricordavo che questi due frutti, nei modi di dire, rappresentano emblematicamente due stagioni differenti.

 

A gh’è al temp dal sresi e col di duroun.

C’è il tempo delle ciliegie e quello dei duroni (delle teste dure).

 

Forse il Lombardo ha sottovalutato la saggezza emiliana.

 

In questi giorni assistiamo alle dichiarazioni e ai commenti dei politici convinti di aver capito tutto: dobbiamo andare a sinistra… dobbiamo andare al centro…

 

I peren di imberiagos ch’i tiren un caret! S’a s’tira mia pera a s’va in dal fos!!!

Sembrano degli ubriaconi che tirano un carretto! Se non si lavora insieme, ad un progetto condiviso, si va nel fosso!!!

 

A noi non rimane che usare e predicare saggezza ricordando le parole di Italo Calvino prese dal libro Le città invisibili. Marco Polo di ritorno dai suoi viaggi, dopo aver visitato molte città e aver incontrato genti di vari paesi, chiude il suo rapporto con una riflessione.

 

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.

Due modi ci sono per non soffrirne.

Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

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