A d’giva col… Diceva quello…

Riflessioni e giochi di parole che creano stupore e generano ilarità.

La trasmissione del sapere nella cultura popolare avveniva attraverso il racconto, non c’erano libri o enciclopedie che serbassero la memoria.

I narratori, per rendere più agevole il ricordo, avevano creato delle “formule narrative”, delle parole chiave, dei generi che servivano come capitoli, come scrigni dove contenere in modo organizzato il sapere.

Una di queste categorie si fondava sull’espressione: A d’giva col… Diceva quello…

Si iniziava il racconto utilizzando un modo di dire, una frase fatta, un’espressione tipica del parlato, una considerazione sul contesto: poi veniva introdotto il pensiero di un indefinito ascoltatore – A d’giva col… Diceva quello… – che, attraverso le sue parole, ribaltava la situazione facendo assumere alle dichiarazioni iniziali un significato completamente diverso e scherzoso. Giocando sul doppio senso delle parole si creava ilarità.

Le situazioni sono le più disparate, ma alcuni temi sono ricorrenti.

 

Ostacoli imprevisti incontrati durante il cammino.
Chè a gh’è sota quel…
Qui c’è sotto qualcosa…
a d’giva col ch’l’iva piste na merda!
diceva quello che aveva pestato una merda!
An la ved mia tant cera…
Non la vedo tanto chiara…
a d’giva col ch’a gh’era gnu sira!
diceva quello a cui era venuta sera!

Improbabili pratiche sessuali e successive riflessioni.
Questo non c’entra…
Questo non c’entra…
a d’giva ch’la sgnora sduda insema al paracar!
diceva quella signora seduta sul paracarri!
L’era mia pareint tegh…
Non era tuo parente (non ti assomigliava)…
l’a det la sgnora a so mari, quand la s’è alveda su
ha detto la signora a suo marito quando si è alzata.

 

Il rilascio di fastidiose esalazioni.
Et dét quel?
Hai detto qualcosa?
A d’giva col ch’l’iva sinti scurser.
Diceva quello che aveva sentito scoreggiare.
Seint mo che musica…
Senti che musica…
A d’giva col ch’l’iva sinti suner al cul.
Diceva quello che aveva sentito suonare il sedere.
A gh’è n’aria… ed culeina…
C’è un’aria… di collina (culino)…
A d’giva col ch’l’iva sinti ed l’aria visieda.
Diceva quello che aveva sentito odori sgradevoli.
A t’se s’cianche al breghi…
Ti si sono strappate le braghe…
A d’giva col ch’l’iva sinti n’armor stran.
Diceva quello che aveva sentito un rumore strano.

 

A volte la situazione degenerava.
A m’cherdiva ch’a fus sol un po’ d’aria…
Credevo che fosse solamente di un po’ di aria…
A d’giva col ch’al s’era caghe ados…
Diceva quello che si era cagato nelle braghe…

 

Mariti con mogli prosperose.
Pesa ch’a m’orient…
Piscia che mi oriento…
A d’giva al mari ed ch’la dona grasa.
Diceva il marito di quella donna grassa.
T’è la culouna ed la cà.
Sei la colonna (culona) della casa.
A d’giva al mari ed ch’la dona grasa.
Diceva il marito di quella donna grassa.

 

In presenza di persone prolisse e fastidiose.
A m’arcmand… sera, po’, l’us…
Mi raccomando… chiudi, poi, la porta…
A d’giva col ch’a n’v’diva l’ora ch’l’andes via.
Diceva quello che non vedeva l’ora che andasse via.
Tes moh… ch’a sintom s’te di.
Taci, per favore… così sentiamo quello che dici.
A d’giva col ch’a n’iva pin i maroun.
Diceva quello che non ne poteva più di ascoltare.

 

A volte questa formula assumeva una modalità un po’ più complessa, che prevedeva un dialogo tra le persone coinvolte.

– Rimango! L’a dit col ch’l’a cate un a cagher dedre a la cesa.
– Resto, molto sorpreso! Ha detto quello che ha trovato uno che cagava dietro alla chiesa.
– Me no! Quand a l’o fata a vagh via… Al gh’a rispost col ch’l’era dre a cagher.
– Io no! Quando l’ho fatta vado via… Gli ha risposto quello che stava cagando.

 

Questa formula narrativa è sempre stata molto apprezzata. Nel tempo alle riflessioni del generico personaggio A d’giva col… Diceva quello… se ne sono aggiunte molte altre e anche gli argomenti sono stati aggiornati seguendo l’evoluzione dei tempi.

Artisti contemporanei come Bergonzoni e Benigni hanno usato questi giochi di parole per divertire il pubblico.

Chiudo con Roberto Benigni.
E il grosso è fatto…
disse la madre di Ferrara quando partorì.
Non ho più il fisico…
disse la madre di Galilei quando il figlio se ne andò di casa.
Non ce la faccio più…
disse quello che l’aveva fatta nelle ortiche.

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