Le primarie in bianco

La domenica in piazza faceva decisamente freddo. Soprattutto c’era un vento indiavolato, a folate, ad accompagnare le “primarie” del PD. Il vento scavallava imbizzarrito lungo corso Mazzini, le imposte che non erano bloccate sbattevano con schiocchi e rimbombi, ognuna per conto suo. Una giornata da streghe.

Davanti al “gazebo” infreddoliva una piccola folla di irriducibili. Subito si coglieva un fenomeno: non c’era l’ombra di un gazebo o di una tenda. Meno male, altrimenti il vento se li sarebbe portati via con annessi votanti e scrutatori. Si votava nella sede del partito.

Tutti a cercarsi in tasca due euro per l’obolo obbligatorio e a chiedersi perché si era stabilita una cifra così modica, più bassa persino del prezzo de “La Repubblica” della domenica, se serviva ad accompagnare un voto che per ognuno di loro era evidentemente importante.

Ci sarà stato anche qualche originale, in giro per la penisola, che non voterà mai quel partito meditando comunque di partecipare, diciamo così, “per orientarne la scelta” in funzione del proprio. Come in un qualche folkloristico angolo d’Italia qualche dirigente di formazione locale, per accreditarsi presso il vincitore, avrà pensato di spingersi oltre la classica telefonata all’elettore. Ma non saranno stati due euro a impedire ad un guastatore di portare a compimento il suo disegno. Comunque, alla fine, questi sabotaggi, se mai ci sono stati, risulteranno del tutto ininfluenti.

In fila, per ammazzare l‘attesa, abbiamo compiuto un personale exit poll, così alla buona, interrogando chi usciva dal seggio. Adesso, a scrutinio completato, ci viene la tentazione di andare a recuperare le risposte di coloro che hanno votato scheda bianca. Alla fine saranno nove, e questo è il vero mistero che ci consegnano i risultati del seggio: perché mai prendersi la briga di uscire di casa con questo freddo per partecipare al ballottaggio e poi non scegliere?

 

D – Tu per chi hai votato?
R – Per il partito
D – No, dico, tra i due candidati
R – Per nessuno dei due
D – Non ti va bene nessuno dei due?
R – Al contrario, a me van bene tutti e due. Per questo ho votato il partito: faccia lui, che a me sta bene
D – Tu per chi hai votato?
R – Francamente per nessuno dei due
D – Non ti convincono?
R – Mi sembrano brave persone ma senza la stoffa del profeta. Perché, diciamocelo, per saltarci fuori ci vuole un miracolo
D – Tu per chi hai votato?
R – Scheda bianca
D – Sei venuto fin qui in balìa della tormenta per votare scheda bianca? Non potevi startene al caldo, che il risultato sarebbe stato uguale?
R – Macché uguale! Sai che figura ci facciamo se non raggiungiamo il milione di voti? Qui più che il voto è importante la partecipazione
D – Tu per chi hai votato? Non dirmelo: scheda bianca!
R – E allora?
D – No, così, per dire. Col vento che c’è…
R – Io sono una sentimentale, non volevo offendere un candidato dando il voto all’altro
D – E tu, per chi hai votato?
R – Scheda bianca
D – Noo, anche tu!
R – Hai ragione, ma vedi, davanti alla scheda mi è venuto un dubbio atroce: chi è dei due quello con la barba?
D – Tu per chi hai votato?
R – Scheda bianca
D – Sono solo due candidati, non dovrebbe essere una scelta complicata
R – Ci sono i pro e i contro per ognuno dei due, ma le convinzioni che mi hanno guidato in passato, devo ammetterlo, non hanno portato fortuna. Cerca di capirmi: sono stanco di sentirmi rinfacciare che ogni volta ho sbagliato scelta
D – Tu per chi hai votato?
R – Scheda bianca
D – Come mai?
R – Non ero pronta, non ci avevo pensato. In realtà ero entrata qui per fare l’abbonamento a Primo Piano

 

Comunque, resi noti i risultati nazionali, finalmente gli organi d’informazione possono scegliere tra i commenti opposti che avevano preparato da giorni: buttano nel cestino l’articolo “Il flop delle primarie” e quello che descrive il vincitore come “Lo scontato trionfo degli apparati di partito”.

Intanto i partiti avversari scelgono, tra quelle sempre pronte all’uso, le dichiarazioni più idonee per le raffiche contro il vincitore. Un minuto dopo da destra Schlein viene già bollata come ufo, radical-chic, privilegiata, svizzera e nullafacente. Le veline inviate ai fiancheggiatori aggiungono: ebrea e bisessuale.

I soliti alleabili si affrettano a lanciare il malocchio sul futuro della segreteria. Quelli del “centro” brindano e possono sognare praterie da saccheggiare, oltre all’inevitabile scissione.

Infine gli opinionisti provano il salto carpiato in avanti con doppio avvitamento, per dimostrare, nelle prossime comparsate, che loro l’avevano detto, che non era poi difficile prevederlo, un risultato così ovvio che solo degli stupidi avevano potuto perdere tempo in lunghe maratone televisive.

Intanto chi ha votato è contento, perché ancora una volta ha fatto il suo dovere. E ha dato una mano, anche a chi non ha votato.

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