Paola Giannini, oltre il talento

L’attrice ci racconta il suo percorso professionale

Chi è Paola Giannini? Diccelo con un tweet.
«Umano di genere femminile. Curiosa e inarrestabile».

Conosco la “Pally” (solo in occasione degli appelli di classe svelava il suo vero nome) da 20 anni e, a parte la dizione oggi perfetta che risalta grazie anche alla mia rustica inflessione emiliana, è rimasta esattamente la stessa. Lo stesso sguardo distratto e la vivace ironia rispondono alle mie domande. Continua a dire che la sua capacità espositiva zoppica, che è confusa. Giudicate voi.

Raccontaci il tuo percorso di attrice.
«Classico, quasi classico. Diplomata all’Accademia Paolo Grassi di Milano dopo tre anni di studi, ho deciso di fondare una compagnia teatrale insieme a due miei compagni di corso. Di pari passo è nato il primo spettacolo “It’s APP TO YOU”».
Ricordo questo spettacolo come se ci avessi recitato dentro. La Pally e i suoi colleghi hanno realizzato un gioco teatrale interattivo. Quella sera ho dimenticato dove finisse il palco e dove iniziassi io.Quindi si, “It’s App To You” è vincente e lo dimostrano i vari riconoscimenti ricevuti. Prima della compagnia, prima dell’Accademia i 6 anni di Architettura che le hanno regalato (non proprio gratuitamente) il senso dello spazio, la capacità di progettare quello che ancora non c’è, di fare proiezioni nel futuro. Un tesoro importante per chi, oltre all’attrice, è anche scenografa dei propri spettacoli.

Qual è stato il momento in cui non hai più solo sperato di fare l’attrice ma lo stavi facendo sul serio?
«Ogni giorno mi sveglio e mi dico “sto facendo per davvero l’attrice”. Spero che questo momento non si estingua mai. È questo il motore e il motivo che mi fa scegliere ogni giorno di continuare a fare questo faticoso mestiere».
Conosco la Pally a sufficienza per capire che quando parla di “fatica” non la vuole dare a bere a nessuno. Lei è sempre stata, tra le amiche, il “soldato Jane” del gruppo: la prima che raggiungeva la vetta, quella che tutta la notte studiava perché di giorno doveva rivedere quel film per la tredicesima volta, che di giorno mi cantava e suonava gli Eagles seduta sul suo letto cento volte finché non era soddisfatta.
«Spero non arrivi mai il momento in cui non vorrò più fare l’attrice. Se e quando accadrà che il motore si spenga, beh, allora sarà meglio non forzarlo più. Rischierei di fare scelte sbagliate, strozzate. Mi auguro di avere questo fuoco fino a 90 anni…anche se sarà un fuocherello, un fiammifero, spero che rimanga vivo, sempre».

Nel 2017 arrivano il contratto con “Fratelli di Crozza” su La9 e il successo indiscusso di “it’s App to You!”. Quest’anno, in agosto, la notizia che “Cyrano deve morire”, l’ultimo spettacolo che ti vede impegnata come protagonista, ha vinto il premio per la miglior Regia under 30 nel prestigioso bando promosso dalla Biennale di Venezia. Soddisfatta?
«Si, molto contenta dei risultati che la compagnia è riuscita ad ottenere. Decidere di seguire un percorso alternativo, indipendente e autonomo è faticosissimo. Ma chi la dura la vince. Abbiamo combattuto duramente per arrivare a questi risultati e, a dire la verità, sono arrivati in anticipo rispetto alle aspettative. Dal punto di vista personale, una carica di energia è arrivata con il contratto con “Fratelli di Crozza”. Ai provini non mi ero neppure accorta che Maurizio Crozza fosse seduto in prima fila ad osservare e mentre facevo il mio pezzo comico lo sentivo ridere di gusto, un po’ per il pezzo, un po’ perché non l’avevo proprio considerato. Terminata la mia performance, si è alzato per stringermi la mano. Avevo fatto ridere Crozza, soddisfazione non da poco. Anche il premio della Biennale di Venezia è stata una totale sorpresa: era per la compagnia un periodo di magra, volevamo continuare a cercare linguaggi attuali capaci di arrivare ad un pubblico che oggi è diverso da quello di 50 anni fa e abbiamo deciso di metterci in gioco con questo spettacolo, di rischiare. Abbiamo vinto». Una pausa divide il racconto da quello che la Pally non riesce a trattenere: «<Rischiare, provare, evolversi è la mia energia».

” COL TALENTO E BASTA NON SI VA DA NESSUNA PARTE.
SE NON LO ALIMENTI NON CONTA NULLA”

 

Correggio in questi anni ha rappresentato un “porto quiete” o uno scoglio da superare per diventare quello che sei oggi?
«Correggio non è mai stato né un ostacolo né un rifugio. Mio papà è calabrese, mia mamma  umbra e sono cresciuta senza l’idea che sia obbligatorio avere una sola casa, un solo posto dell’anima. Correggio è stata sicuramente la scenografia della maggior parte dei ricordi che ho ma, poi, sono state le relazioni che ho sviluppato in giro per l’Italia che hanno segnato i perimetri delle mie “case”».

Se una ragazza di 15 anni ti dicesse che il suo sogno è quello di diventare attrice, cosa le risponderesti?
Si schiarisce la voce per prendere tempo, per verificare i ricordi, visualizzare le sensazioni della Pally di 17 anni fa che parla ai suoi genitori, entrambi medici, e cerca ogni giorno le parole giuste per convincerli che lei l’attrice la vuole fare per davvero.
«A quella ragazza le direi “Comincia a leggere e osservare quello che ti circonda. Viaggia, guarda altri modi di vivere il mondo, abita in un luogo diverso da casa tua, vivi le informazioni che acquisisci”. Come dice Alessandro Magno “Più conosci più puoi”, e io quel potere lo leggo come “possibilità”. Gli occhi hanno il potere di cambiarti la vita se li usi».

…e se quella ragazza fosse tua figlia?
«Beh..una parte di me vorrebbe proteggerla: per questo cercherei di spiegarle cosa comporta scegliere una strada artistica di questo tipo: la paura, il sacrificio, la fatica e le facce degli scettici. Se la vedessi seriamente convinta la appoggerei in tutto e per tutto, ricordandole ogni giorno che con il talento e basta non si va da nessuna parte. Se non lo alimenti non conta nulla. Per diventare brava in quello che fa devi allenarti e ricominciare tutti i giorni».

La Pally tra 10 anni?
«Se me lo avessi chiesto 10 anni fa mai mi sarei immaginata una vita del genere». Si ferma per prendere le distanze da questa domanda che so non piacerle. Un conto è fare proiezioni di oggetti, situazioni nel futuro e un altro è essere la scenografia. Ma insisto e voglio sapere di lei.
«Mi fa un po’ paura rispondere a questa domanda (Lo sapevo). Non voglio legarmi ad una immagine, ad una definizione di me che poi se non riesco a realizzare, diventa difficile da gestire. Però, se devo dirti come mi vedo ti dico che vorrei avere una famiglia, ma una famiglia nomade. Mi piace pensare a questa idea del viaggio come una opportunità anche per i miei figli. Ecco si: vorrei avere una famiglia in tournée…però chissà magari invece tra 10 anni coltiverò mele in Trentino o alleverò i panda in Thailandia».

Pally, sei sempre la solita.

Mariachiara Mantovani

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