Il gruppo Nexion, per tutte le gomme del mondo

A colloquio con il presidente Giulio Corghi

Ogni estate l’eleganza della villa e il parco circostante fanno da sipario per la nota rassegna artistica “Garten”. Ora l’effetto autunno è da cartolina.
Siamo a Villa Rovere, non per l’arte, ma per l’economia. Al primo piano, Giulio Corghi, presidente di Nexion SpA, che qui ha sede, ci riceve gentilmente per un’intervista. È figlio di Erminio Corghi, il fondatore, con il fratello Remo, dell’omonima azienda, nel lontano 1954. Con Giulio parliamo della Corghi oggi, cioè Nexion. Il Gruppo, leader mondiale nelle attrezzature per gommisti ed autofficine, toccherà i 215 milioni di fatturato nel 2018, con un EBIT (risultato operativo) atteso del 10,2%. Dà lavoro a 1.500 addetti.

Perché da Corghi a Nexion?
«È la conclusione di un processo iniziato da tempo, che ha portato sotto un’unica ragione sociale tutti i siti produttivi del Gruppo. Dal 1° gennaio di quest’anno, con il nuovo assetto societario, in Nexion SpA sono confluite le strutture commerciali dei diversi marchi (Corghi, HPA-Faip, Mondolfoferro, SICE, Teco, Orlandini) e le strutture di supporto al business che avevano sede in una struttura di holding (la Nexion stessa). Il nostro intento è quello di sviluppare i marchi sfruttando le sinergie dell’appartenenza ad un’unica organizzazione».

Quali sono le cariche sociali nel Gruppo?
«La gestione aziendale è sempre stata diretta da un CdA in cui sono presenti oggi gli azionisti di seconda e terza generazione. Il legame tra azienda e azionista è di fondamentale importanza soprattutto nei momenti di crisi, quando le scelte devono tener conto di obiettivi a lungo termine, della tutela dell’azienda e quindi dei suoi dipendenti. Da sempre nelle aziende nel nostro gruppo si è delegata l’operatività ai manager. Attualmente il nostro Amministratore Delegato è Cinzia Corghi, la figlia di Remo, e, recentemente, come avvenuto anche altre volte, è stato cooptato nel CdA il nostro Direttore Generale, l’ingegner Claudio Spiritelli, con il ruolo di Consigliere Delegato».

Nel 2015, con il vostro insediamento a Osijek in Croazia, si era creata a Correggio una certa paura su una possibile vostra delocalizzazione…
«Non si è trattato di delocalizzazione ma di internazionalizzazione. S’era creato un inutile allarmismo che il tempo ha dimostrato essere infondato. La nostra impresa deve trovare siti produttivi per competere sui mercati globali. L’insediamento di un altro sito produttivo a Osijek, cittadina in cui operano da decenni anche altre aziende reggiane, è nata per noi dalla necessità di accrescere le capacità produttive con costi adeguati al mercato per determinate fasce di prodotti particolarmente competitivi.
Contemporaneamente si è creata una presenza nel cuore di paesi dell’est che stanno affrontando l’integrazione europea e uno sviluppo che certamente offre occasioni per noi. La nostra attività in Croazia non ha comportato riduzioni di personale a Correggio, ma ha permesso di tutelare l’occupazione rendendoci globalmente più competitivi. Aggiungo che non abbiamo mai avuto contributi o agevolazioni per trasferire produzioni in altri paesi».

Altre domande su di voi nacquero dopo la joint venture in Cina. Come va quell’esperienza?
«Essere presenti in un mercato come quello cinese di milioni e milioni di persone è indispensabile. Abbiamo costituito una joint venture, di cui deteniamo la maggioranza, con un’azienda cinese con marchio e prodotti ottimi e con cui avevamo già da anni una collaborazione. Abbiamo trovato grande affinità con questa azienda. Con loro abbiamo scoperto che dall’altra parte del mondo, un cinese ha costruito uno smontagomme e ha dato vita a una delle migliori aziende avviando un comparto produttivo in quella terra così come Corghi fece a Correggio tempo prima. A capo dell’azienda abbiamo trovato una donna, sua figlia, come per Nexion la nostra Cinzia. Il primo anno di attività sta portando ottimi risultati. Resta sempre operativa anche la nostra sede commerciale e produttiva cinese che da oltre un decennio opera a Suzhou, vicino a Shanghai».

I rapporti con il territorio e la comunità correggese: Correggio è il posto giusto per i vostri grandi orizzonti?
«I nostri fondatori, Erminio e Remo, correggesi doc, hanno amato il loro territorio facendo nascere un comparto produttivo che non ha uguali in altre parti del mondo. Lo stesso si può dire per noi che attualmente guidiamo l’azienda. I tempi cambiano e la nostra azienda deve essere sempre più internazionale. Le radici sono comunque fondamentali non solo per una questione affettiva ma anche per le competenze che con gli anni sono state sviluppate nei nostri siti correggesi e nel territorio, specificamente nel nostro settore».

La ricerca, l’innovazione, le opportunità di “Industria 4.0”: come ci state lavorando?
«Nei nostri centri di ricerca lavorano più di un centinaio di tecnici, per la maggior parte laureati in ingegneria. Sono destinati a crescere nei prossimi 5 anni a ritmi superiori del 15%, soprattutto nel polo elettronico denominato Nexion Engineering, una “Azienda nell’azienda” dedicata alla ricerca con caratteristiche specificamente volte a favorire creatività e innovazione. Purtroppo siamo accumunati a molte altre aziende nella difficoltà di assumere personale tecnico; per questo da tempo ci stiamo attrezzando per attrarre e valorizzare i migliori talenti attraverso specifici percorsi di carriera, formazione e una proposta economica ai vertici del mercato. Lavorare in Nexion è un’opportunità unica per il futuro di un giovane talento. Noi contiamo sulle persone che vorranno unirsi a noi, condividendo il nostro progetto di sviluppo».

Le auto intelligenti e tutte le innovazioni della cibernetica e del digitale vi spaventano un po’?
«Il tema dell’automobile intelligente ormai fa parte della quotidianità e offre ampi margini di miglioramento con innovazioni che nei prossimi anni passeranno dai laboratori di ricerca al mercato. Vogliamo cogliere ogni s da che il mercato ci propone, cercando la migliore risposta alle esigenze di chi deve affrontare un nuovo modo di assistere i veicoli che siano a idrogeno, completamente elettrici o a guida autonoma».

Il passaggio di importanti aziende storiche di Correggio in mano a delle multinazionali è un grave rischio per l’occupazione e lo sviluppo locale?
«Dipende dagli obiettivi degli acquirenti. Non si può generalizzare o impedire scambi o acquisizioni aziendali. Non possiamo essere contenti quando compriamo aziende all’estero e lamentarci quando gli italiani vendono! Domandiamoci, però, cosa fa la nostra società perché un imprenditore non si stanchi e non getti la spugna. Cosa fanno i nostri Enti pubblici per favorire le aziende, ridurre la burocrazia, favorire acquisizioni anche da parte nostra e diffondere la cultura d’impresa al servizio della società e con la società?»

Qualcuno vi fa la corte?
«Tutte le aziende eccellenti hanno corteggiatori sia con obiettivi finanziari che imprenditoriali. Noi siamo un Gruppo internazionale. Ci piace definirci una “multinazionale tascabile” la cui testa è da sempre a Correggio e quindi non ci sono al momento progetti di cambiamento. I siti produttivi principali e i poli di ricerca sono a Correggio e con essi un patrimonio di uomini, competenze ed idee che per noi ha un valore che in nessun modo vorremmo disperdere».

Lorenzo Sicomori
Giulio Fantuzzi

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